L’arzilla vecchietta e lo sguardo insistente

L’arzilla vecchietta di San Donato è seduta dietro la cabina dell’autista. Sale una donna grassa con i baffi e i peli neri sul mento, si posiziona davanti a lei, allarga le braccia per afferrarsi alle barre di supporto e chiudendola in una specie di gabbia la guarda come se volesse dirle qualcosa. L’arzilla vecchietta prova a reagire, fa finta di cercare qualcosa dalla borsa, alza le sopracciglia come per dire “no, non l’ho trovata la cosa che cercavo”, guarda la mano appoggiata al suo sedile, aspetta una qualche reazione ma la donna barbuta rimane lì a fissarla col fiato pesante e lo sguardo insistente. “Zi conossiamo?” chiede l’arzilla. La cicciona non risponde. “Ha bisogno?” ritenta la vecchietta. Nessuna reazione. “Scenta mò, sciono una donna non scion mica un cartello, la scmetta di guardarmi coscì”. La donna sposta leggermente la testa da destra a sinistra, poi torna con lo sguardo su di lei. “Sce, buonascera” conclude l’arzilla vecchietta, alza lo sguardo in alto e si immerge nella lettura di un cartello attaccato alla parete della cabina che spiega perchè è meglio essere vegani.

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