L’arzilla vecchietta e la becchisia

smarrimento

Un’arzilla vecchietta con due bastoni da sci nelle mani, sale sull’autobus 21 e avanza come se scalasse una montagna. Punta prima un bastone, avanza di un passo, poi  punta l’altro, avanza di un altro passo e così via. Si siede al posto riservato agli anziani e ai disabili e con uno sguardo tra lo sprezzante e l’indignato controlla chi sale e chi scende. Nota un vecchio appoggiato alla porta di uscita che rischia di essere schiacciato dall’apertura rotante come una patata quando si fa il purè. Scuotendo la testa come per dire puvrett, “Io dico che è meglio avere due bastoni che  perdere la testa” dice l’arzilla vecchietta a una sua coetanea seduta di fronte a lei con i capelli corti crespi, la faccia rugosa e dura di chi ha lavorato tanto. “Ah beh…io sctamatina ho perscio il scenscio dell’orientamento e non sciapevo più dov’ero. Ma sce non hai le gambe, anche sce sai dove scei non ti serve a molto. Il fatto è che la vecchiessa è un brutto zavaglio”. Quasi risentita da questa brusca caduta nel senso di realtà, l’arzilla con i due bastoni cerca di recuperare ” ‘scolti, come sci dice a Bologna un attem di becchiscia succede a tutti”. Poi si tira sui due bastoni e uno tira l’altro, passo dopo passo, va verso la porta per scendere, scansando il vecchietto concentrato su un foglietto con il timbro della Asl.

 

 

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