L’arzilla vecchietta e il dormiglione

lunedì mattina

Sull’autobus 21, a Campo Savena, sale un uomo di mezza età, pallido e con due notevoli occhiaie nere, si posiziona al centro del corridoio, si aggrappa alla barra verticale e guarda fuori un po’ imbambolato. Alla fermata successiva sale una donna bionda di corporatura tradizionale, con un bambino piccolo in braccio. L’uomo sembra svegliarsi dalla catalessi, guarda il bambino e dice scuotendo la testa come un sonaglino “mo c’hai gli occhietti verdi, tu? eh, c’hai gli occhietti verdi?” e senza aspettare risposta torna a guardare fuori catatonico prima che la donna abbia provato a dire “come il suo papà”. Passa qualche minuto poi sembra risvegliarsi e le dice “sa cosa diceva Caterina Caselli? Lo sa cosa diceva? Il tuo sorriso è la mia felicità”. Con una smorfia congelata guarda la mamma ma quando incrocia i suoi occhi torna a fissare la strada inebetito e anche un po’ intimidito. La donna col bambino non dice niente, è un po’ imbarazzata, l’uomo sembra fuori di sé anche se innocuo, ma l’arzilla vecchietta di San Donato, seduta dietro di lei, interviene “Ah sci, eh, me la ricordo quella canzone,  ma Caterina Cascelli cantava anche scpero di svegliarmi prescto la mattina. Scià cosa le dico? Che lui lì, con quei calamari sotto gli occhi non ha dormito mica tanto bene…E scpero per lui che scia sciolo una condissione passegera che a sctar poco bene, si vive male”. Il fatto è che le cose, sull’autobus, si vedono di più e una notte insonne a volte fa partire molto male la giornata. E poi oggi è lunedì.

Leggi il libro  Le arzille vecchiette dell’autobus 21

 Copertina def

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