Le arzille vecchiette e il pessimismo

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Cappotto di lana cotta antracite, cappellino coordinato con fascia di pelliccia nera sulla fronte, occhiali da sole con le stanghette piene di grossi strass, rossetto rosso scuro. L’arzilla vecchietta di San Donato é raffreddata, si soffia il naso, tossisce piano. Dal fondo dell’autobus si sente una tosse secca forte, sfiatata, a colpi pesanti e ritmati come il motore di una vecchia seicento che non vuole saperne di mettersi in moto. L’arzilla vecchietta di San Donato dice alla signora che é di fronte a lei “Ce ne fosse uno che scta bene sciu quest’autobus. Sciam tutti raffreddati”. E da lì a parlare dell’aereseol che l’altra lo fa ogni mattina e invece lei prende lo sciroppo, ma non servono a niente, dice una terza, che é meglio mangiare delle gran arance e si guarisce prima. Dopo l’aspetto sanitario si passa al clima. Quando eravamo piccole noi nevicava, vi ricordate, che questo non é mica un gennaio normale, però ci é andata bene finora, pensa a Genova che ogni volta che piove si allaga, ah si eh, che poi non ti dà niente nessuno conclude la terza. Arrivate a Piazza dell’Unità, l’arzilla vecchietta col cappotto antracite si alza per scendere, ma mentre prenota la fermata, guarda le altre due, si sistema gli occhiali con gli strass sul naso e scuotendo la testa dice “Eh…qui ci fan diventare pessimiscti…non c’é più niente di buono a quescto mondo”. E meno male hanno parlato solo di raffreddore!

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