Le arzille vecchiette e Sanremo

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Ha i capelli sottili e grigi raccolti in una crocchia bassa da cui sono scappati fili di capelli ribelli, una faccia piccola che starebbe tutta nelle mani di un bambino, un giubbotto verde di tela e una gran voglia di parlare. Inizia dai nomi delle strade che non se li ricorda più. Nata a Bologna ottantatrè anni fa, si chiama Giovanna. Adesso si è rincretinita, dice. Da che è morto suo marito non è più buona di far niente. Fino a che lui era vivo andava in bicicletta al mercato delle erbe, da Santa Rita fino al centro, con una cassetta davanti e una dietro ma poi, dopo il funerale, basta. Non esce quasi più. Adesso viaggia solo in autobus ma neanche più di tanto. Di fronte a lei, un’arzilla vecchietta con una pelliccia di marmotta spelacchiata e un cappellino di pannolenci a forma di casco da soldato della prima guerra mondiale di colore viola. Parla di San Remo e di quanto le piaccia Carlo Conti. “Bello eh….con quel sciorriso bianco che scembra appena ussito dalla lavatrice. E poi é scimpatico e ci scta facendo vedere dei gran bei cantanti. Non le dico la contentezza di vedere inscieme Albano e Romina. Io e mia figlia le abbiam cantate tutte con loro, le canzoni, scià? Che emossione. E quell’uomo con sedici figli? L’ha viscto? Mo soppa, ragazzi, ‘sti terroni non scmettono mica…Scion rimascti ai tempi del fascio, a far figli come conigli. Ma a parte quescto, e lui lì con la barba che sci vescte da donna, bei cantanti, belle canzoni e ieri sera poi, anche un po’ di cultura col maesctro Allevi. Che genio, eh? L’ha viscto?” “No”. Risponde seccamente la Giovanna. “Martedi pomeriggio il televisore ha fatto puff ed é scoppiato. Che certe volte le macchine scion più intelligenti degli umani e si suicidano prima di scioffrire inutilmente”. Si gira verso una ragazza con i capelli rosso cardinale che chiede a tutti monetine o sigarette e si fruga in tasca per cercare qualcosa. La donna col casco si alza, sussurra buona giornata e prenota la fermata davanti alla Coop di via Massarenti, che oggi non eravamo sull’autobus 21 ed é pure San Valentino. Ma qui non se n’é accorto nessuno.

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