L’autobus 2.0 

 

L’autobus 21 stamattina é 2.0: su trenta passeggeri ventotto hanno in mano un cellulare, un computer o uno smartfhone, il collo piegato a U, le facce serie e concentrate, gli occhi fissi sui monitor, le dita che scorrono compulsivamente su e giù, che ticchettano tasti, che svolazzano leggiadre su fogli immaginari. Solo l’arzilla vecchietta di San Donato, insieme a un uomo con gli occhiali da sole a goccia e un bambino nero con lo zaino sulle spalle guardano fuori dal finestrino. Una ragazza di vent’anni con una giacca gialla e una sciarpa rosa fucsia, si siede tra la selva di teste cascanti e l’arzilla vecchietta di San Donato, appoggia la sua borsa di stoffa africana sulle gambe e guarda avanti, persa nei suoi pensieri, che devono essere molto belli visto che dopo qualche minuto la fanno sorridere, anzi,  la fanno addirittura ridere. La ragazza serra le labbra per trattenere la risata, si gira per cercare qualcosa che la distragga, abbassa la testa ma quel pensiero lì non la lascia stare. Sarà l’amore? Il lavoro? Un’amica? Chissà. Ma cosa importa? L’arzilla vecchietta di San Donato le dice: “Mo non sci faccia mica dei problemi, scignorina, rida pure. Con quel sorriso lì, in mezzo a tutti questi inguabbiati,  scembra una regina”. La ragazza scoppia a ridere, finalmente può, mentre  l’uomo con gli occhiali a goccia, sulla sessantina, ha infilato le cuffiette nelle orecchie e canticchia muovendo la testa ailoveiù ghenawei, uhuuh, uhhhu….

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