Come in un acquario

rriflessi sull'acqua gialli

Sull’autobus 21 sale una donna marocchina con l’hijiab nero, un malandato carrellino per la spesa da cui spunta il manico legnoso di una scopa e una borsetta in similpelle verniciata verde bandiera. Di siede dietro la porta d’uscita tenendo stretto il suo bastone e da lì controlla tutti, chi sale e chi scende. Alla fermata Ruggeri appare una pakistana con un sari giallo tempestato di minuscoli specchietti. È una nuvola di luce che si scioglie in mille barbigli, come su una superficie d’acqua salata. La marocchina guarda ammirata la pakistana e le chiede: “C’ì una festa oggi?”.  L’altra sorride, scuote la testa per dire no e lusingata abbassa lo sguardo mentre l’arzilla vecchietta di San Donato, avvinta da quella luce acquosa che ha riempito l’autobus esclama: “Ehhhhh…che bellessa! Sembra di sctare nel mare”.  In Piazza dei martiri, steso su una panchina all’ombra di una quercia, un senzatetto con la testa appoggiata a un grosso zaino e le gambe a cavalcioni si gusta una banana e dall’acquario viaggiante alla foresta amazzonica il passo per sentirsi dentro una giungla é breve. Mancano solo Sandokan e la perla di Labuan. 

 

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