Sulle montagne russe

Montagne russe

Sull’autobus 21 c’è una donna vezzosa con la coda di cavallo tirata stretta sulla nuca, i denti neri e la voce brucata da mille sigarette che parla al telefono con qualcuno. “Vorrei aiutarlo ma non si lascia aiutare, vorrei lanciarlo ma non si lascia lanciare, vorrei morire ma non mi lascia vivere” dice. Nirvana commenta con la sua amica Vilma “Che pugnetta. Scecondo me a volte è meglio lassiar le cose come sctanno. Non sci può mica sempre aggiustare tutto” apre la borsa, tira fuori un fazzoletto di cotone bianco con una sigla ricamata sull’angolo e si sventola con l’aria di essere stufa. Qualche sedile più in là una donna grassa ascolta sul cellulare in viva voce un pezzo neomelodico napoletano mentre l’autista stamattina va a zig zag per evitare le buche. É arrivato settembre. Tra una settimana sull’autobus 21 torneranno le mamme con i bambini, gli adolescenti con un nuovo tatuaggio sulla spalla e i fuori sede con qualche soldo in meno nelle tasche, ma troveranno ancora le arzille vecchiette di San Donato ferme come sempre su queste montagne russe che chiamiamo mondo.

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