Sono andata a votare con l’autobus 21

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Ieri per andare a votare ho preso l’autobus 21. Ero andata all’Ufficio elettorale per farmi cambiare la tessera, visto che ho cambiato residenza, ma mi hanno detto che no, la sezione  é ancora la numero 377, quello in San Donato, che ci vorranno quarantacinque giorni per cambiarla e quindi per votare, ho dovuto riprendere l’autobus 21. Fiera di me e del mio dovere di cittadina che alle 13,30 di domenica pomeriggio ha varcato la soglia dell’ufficio elettorale per votare a un referendum di cui la metà più uno dei cittadini italiani non sa niente, mi avvio alla fermata dell’autobus 21 di via Marconi. Dalla direzione opposta arrivano due donne straniere che, guarda mò, parlano di votazioni. Una é nera africana, l’altra ecuadoriana, lo so perché racconta di un problema che ha avuto laggiù per una manifestazione prima di un colpo di stato. Lì non é come qui che sono tutte chiacchiere, dice. La nera dice che lei aveva votato Renzi per gli ottanta euro, ma poi non li ha mai visti e allora che vadano a quel paese tutti, lei a votare non ci andrà mai più che tanto loro vanno su a “grattarsi la minchia”, dice proprio così, “grattarsi la minchia”, lei invece é qui senza soldi. L’ecuadoregna parla dell’organizzazione sociale del suo paese, ma parla piano e non si capisce bene quello che dice. Sento solo che fa un paragone con il Sud Italia, la terra di suo marito, e dice che comunque l’Ecuador, al confronto é oro. Anche l’africana dice che suo marito vorrebbe tornare giù ma lei non é d’accordo. Piuttosto in Africa, mille volte. L’arzilla vecchietta dell’autobus 21, che come me ha seguito tutta la discussione, una volta salita sull’autobus ha detto: “Non son mica sseme quelle due lì. Forse pensavano di arrivare in un paese democratico e invece son arrivate in un posto dove lo stesso partito dice di non andare a votare, di votare per il si e anche per il no. In un reparto sichiatrico sciono arrivate, te lo dico io che a votare ci vado dal ’46 e oggi non ci vado perché non ho mica capito niente di questa cosa qui del petrolio e se io non capisco una cosa, non la faccio.” Ho provato a spiegarle la questione, ma non l’ho convinta. È scesa giù dicendomi: “e comunque, a 91 anni, si può ben rimanere a casa una volta…”. Forse ha ragione lei. Guardo la mia tessera elettorale a scadenza ravvicinata e penso che a votare non ci rinuncerò mai, forse a 91 anni se non mi sentirò tanto bene.

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