Il giorno dei senza tetto


Prima di arrivare in piazza dell’Unità, in quella via che non so come si chiama ma che girando a sinistra si è in via Matteotti, c’é un senzatetto seduto a terra, affianco alla colonna del portico di marmo. È circondato da tutte le sue cose: sacchi di plastica, coperte, fagotti su cui appoggia la schiena, un po’ come se fosse seduto in poltrona. Guarda le macchine che arrivano da viale della Repubblica e con la mano fa segno di avanzare. Vieni avanti tranquillo, sembra dire, mentre uno starnuto e poi un’altro gli scuotono la testa. Ha la faccia simpatica di un vecchio contadino e sotto lo sporco della strada si vede un sorriso sornione. “Se stamattina avessi voglia di fare due chiacchiere, andrei a parlare con lui lì, piuttosto che con questo turista con gli soccoli di plastica blu che mi sta adosso sull’autobus 21″ dice l’arzilla vecchietta con il fermaglio di perle nere sui capelli grigi. Era ieri, e Bologna intanto scoppiava di traffico, botte da orbi e persone in strada mentre sgomberavano le case occupate di via Irnerio. Su quell’autobus alle otto del mattino lei non lo poteva sapere ma a guardare la strada non c’é bisogno di notizie fresche di giornata. Certe cose girano nell’aria e a guardare ancora meglio, si capisce bene da che parte stare. 

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