Amore lillipuziano sull’autobus 21

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Seduta su un seggiolino dell’autobus 21 c’è una lillipuziana. Sarà alta al massimo ottanta centimetri con i piedini misura 33 penzoloni sotto la gonna di panno nero. Ha i capelli corti, mogano, tagliati a paggetto e un grande paio di occhiali da sole che le scivolano impertinenti sul naso piccino picciò. Seduto dietro di lei un uomo alto, con i baffi e un giubbotto di pelle nera a cui chiede dove vuole fare colazione. Lui dice il nome di una bar e lei risponde ‘come vuoi te’. Arrivano alle fermata, lei si aggrappa alla pertica rossa e salta giù dal seggiolino con un saltello a piedi uniti, poi si intrufola tra la folla davanti all’uscita. Anche lui si alza, l’ha persa di vista e la cerca guardando in basso tra le teste dei passeggeri. Nella discesa i due scompaiono tra la folla ma poi eccoli lì sul marciapiede di fronte, lei che appena appena gli arriva al fianco, aggrappata al braccio di lui. L’arzilla vecchietta di San Donato si gira con gli occhi lucidi e dice: ‘Sci vogliono bene….A volte viaggiare in autobusc è meglio che andare al zinema. Che poi di film coscì, con quel gusto insciolito, non ne fanno mica più.’
Fortuna che la realtà supera la cinematografia.

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