Dormire poco fa male

Sull’autobus 21, a Campo Savena, sale un uomo di mezza età, pallido e con due notevoli occhiaie nere, si posiziona al centro del corridoio, si aggrappa alla barra verticale e guarda fuori un po’ imbambolato. Alla fermata successiva sale una donna bionda di corporatura popolare, con un bambino piccolo in braccio. Lui sembra svegliarsi dalla catalessi, guarda il bambino e dice scuotendo la testa come un sonaglino “mo c’hai gli occhietti verdi, tu? eh, c’hai gli occhietti verdi?” e senza aspettare risposta torna a guardare fuori quasi catatonico prima che la donna abbia provato a dire “come il suo papà”. Passa qualche minuto poi sembra risvegliarsi e le dice “sa cosa diceva Caterina Caselli? Lo sa cosa diceva? Il tuo sorriso è la mia felicità”. Con una smorfia congelata guarda la mamma aspettando una risposta che non arriva ma quando incrocia i suoi occhi torna a fissare la strada come fosse inebetito e anche un po’ intimidito. La donna col bambino non dice niente, è un po’ imbarazzata, l’uomo sembra fuori di sé anche se innocuo, ma l’arzilla vecchietta di San Donato, seduta dietro di lei, interviene “Ah sci, eh, me la ricordo quella canzone ma cantava anche scpero di svegliarmi prescto la mattina. Scià cosa le dico? Che lui lì, con quei calamari sotto a gli occhi non scta mica tanto bene…E scpero per lui che scia sciolo una condizione passeggera che a sctar poco bene, si vive male”. Il fatto é che le cose, sull’autobus, si vedono di più.

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