L’8 marzo dell’arzilla vecchietta

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Sull’autobus21 sale una vecchia signora col capello vaporoso e fulvo, la bocca sottile segnata da una lucida linea rosso cardinale e sugli occhi due ditate di ombretto celeste, dello stesso celeste del foulard di seta che spunta sotto il colletto di pelliccia. Ha voglia di chiaccherare, si vede, e attacca bottone con le infiltrazioni al ginocchio che le fa male. Funziona sempre. Lei ha ottantunanni anche se nessuno glieli dà, suo marito faceva il poliziotto, suo figlio ha cinquantun anni ma vive ancora con lei, i suoi nipoti sono laureati, uno vive a Bruxell e l’altro a Castelmaggiore, lei abita nel grattacielo sulla tangenziale come piaceva a suo marito e va a messa in San Pietro a sentire il vescovo. Quando era vivo suo marito andava a ballare alla Sala Sirenella ma adesso basta. Perchè a ballare si va solo col marito…’ ‘Mo chi l’ha detto che a balare si va sciolo col marito’ salta su l’arzilla vecchietta di San Donato. ‘Io a balare ci vado con Ulisce, che non è mio marito ma quando abbiam biscogno a me e alla Teresina ci fa compagnia. Però lui è scempre tornato a casa scua, che a vivere tra donne zi capiamo meglio’
L’autobus intanto è arrivato al semaforo di Piazza dell’Unità dove un piccolo zingaro è seduto davanti a un secchio pieno di mimose con il cartello ‘1EURO IL MAZETO’

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