La matrioska

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In testa ha un fazzoletto bianco annodato sotto il mento che le lascia scoperta la faccia tonda e rubiconda, un vestito lungo colorato e uno zaino da cui pensi che tirerà fuori uova o formaggio. Una matrioska è salita sull’autobus numero 20 alla fermata di Villa Spada, si è seduta con lo zaino sulle gambe e guarda i portici di via Saragozza, fuori dal finestrino, serenamente. Salgono i controllori, non capisce una parola, non ha biglietto nè documenti e ogni tentativo di comunicazione cade nel nulla. Fa niè e scuote la testa, dice nè nè e alza le spalle. Il giovane controllore, spazientito, le fa segno di alzarsi poi invita i passeggeri in regola a sedersi al posto della matrioska. Lei si alza, pronta a spostarsi, ma nessuno si fa avanti. Allora si risiede, sorride, prende gentilmente il fogliettino giallo con la multa e continua il viaggio, sorridente e paciosa come prima. Sembra uscita da un libro di fiabe russe e ti aspetti che da un momento all’altro arrivi il marito e poi la mucca e i porcellini e le oche e le galline e il cane e il gatto per aiutarla a raccogliere la rapa gigante, più tenace di lei, che non vuole uscire dalla terra. L’arzilla vecchietta di San Donato non c’è, ma penso che direbbe che persone così, a volte, ti fan pensare.

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