L’allattamento sull’autobus 21

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Una donna con due bambini. La più grande, due anni e mezzo, seduta nel passeggino sembra sia lì per i fatti suoi, il più piccolo un anno, in braccio. Indiana, forse pakistana o rom, non ha vestiti etnici ma capelli lunghi e scuri raccolti con una pinza di plastica nera, pelle di bronzo e un aspetto florido e solare, anche un po’ sfrontato. Vicino a lei, in piedi, un gruppetto di studenti che parla animatamente di calcio. Il piccolo piange, fa i capricci, lei prova a consolarlo ma lui niente. Urla di più, ostinato, persistente e senza lacrime. Fastidioso. La donna tira fuori una tetta e gli dà da mangiare. Il bimbo si calma ma si calmano anche gli studenti, deglutiscono le ultime parole e in un silenzio da navetta C, fissano tutti lo sguardo su quella tetta. L’arzilla vecchietta di San Donato si alza, va vicino alla donna e coprendola col suo corpo dice: ‘Li lasci ben sctare scignora, non ci faccia caso….Posson diventare alti come giandoni o vecchi come barbagianni, ma scempre lì vorrebbero sctare attacati, alla tetta della mamma…’
Alla fermata successiva salgono i controllori, ma questa è un’altra storia.

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