L’arzilla vecchietta e le siciliane

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Alla stazione di Bologna salgono sull’autobus 21 tre siciliane, due donne e una ragazzina. Con il trolley da passeggio, hanno quell’eleganza tipica delle donne del sud, attillata, sberluccichina, phonata e abbronzata. Il tono di voce è alto e hanno addosso l’agitazione di chi deve andare per la prima volta in un posto sconosciuto, che poi sarebbe Casalecchio di Reno. Fanno un sacco di domande: “Dove dobbiamo scendere per prendere il 20? A quale fermata? La conoscete a Villa Chiara? Quanto tempo ci vuole da qui a Casalichio? Per le 11 ce la facciamo? Si? Sicuro?” Una vecchietta dice che lei c’è stata due giorni fa a Villa Chiara, a fare degli esami, un’altra, curiosa, tenta di farsi dire perché vanno a Villa Chiara, un’altra ancora chiede da dove vengono. E loro raccontano. L’arzilla vecchietta di San Donato, seduta davanti non può partecipare ma dopo essere scesa, alla fermata Crocetta, corre verso la porta posteriore dell’autobus, si sporge in direzione delle donne e le saluta con un “tanti auguri, veh…” Le donne si guardano, una dice grazie poi guarda l’altra, piega la bocca all’ingiù e chiede “Cu fu? A canusci?” “No”. Le porte sfiatano sull’asfaldo caldo e si chiudono, mentre l’autobus 21 prosegue in direzione Casalecchio.

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