L’arzilla vecchietta rimasta vedova

Angelo

Sull’autobus 21 sale un’arzilla vecchietta di San Donato. Indossa un giacchino blu, fatto all’uncinetto, legato al seno con un fiocco nero. Porta la sua schiena curva e la classica nuvola di capelli bianchi fino ai posti riservati e si siede di fronte a una donna del quartiere. Questa appena la vede la saluta calorosamente. Ha saputo da una vicina che la povera è rimasta vedova da pochi mesi e sfiorandole il dorso della mano le fa le condoglianze. “Mi dispiace”  sussurra. “E di cosa?” risponde l’altra sollevando gli omeri. “Aveva novant’anni. Era ora”.  Si tira su nel tentativo vano di raddrizzare la schiena e vedere meglio cosa succede fuori dal finestrino. Due cingalesi scaricano cassette per il negozio di frutta e verdura mentre una donna obesa trascina un trolley colorato e un marocchino fuma una sigaretta davanti alla macelleria islamica. La vicina fa finta di sorridere e rimane con lo sguardo sulla vecchietta che, pare, sia stata con lui sessantaquattro anni. Ma l’autobus non è un posto per parlare d’amore.

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