L’autobus 21 come una radio a transistor

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È una di quelle mattine in cui l’autobus 21 è una casbah. Tante voci, tanti accenti, tante lingue si sovrappongono e si schiacciano a vicenda come quando si gira la manopola di una vecchia radio a transistor per cercare la stazione. Chssshhh, chssshhh. “Non si può fare amore con i ttaliano per sua azienda. Lei sbagliato. Adesso fregata” “आज मैं अपने पति वहाँ नहीं है जो एक त्वरित बासमती चावल, तैयार है और मैं मैं क्या चाहते खा सकते हैं” “Che ridere quando mi ha detto che non ne aveva più voglia” “Ni nafasi ya ajabu” “Casablanca?” “È una persona sola” “Pronto? Non ti sento. Si.Si. ” “لدي صداع هذا الصباح”.
In mezzo a questi suoni non si sente la voce dell’arzilla vecchietta di San Donato. Dal labiale pare che dica “Adesscio che cominciano le belle giornate…” ma l’entrata di un ciccione con la cresta gialla da pulcino, il tatuaggio di un giglio sul collo taurino e le scarpe da tennis alte sei centimetri con un laccio giallo e uno bianco spegne la radio e accende la tv. Chssshhhh, Chssshhhh

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