Un’insopportabile suoneria

suonerie

É una mattina silenziosa sull’autobus 21. Chi sale, chi scende, nessuno socializza. In Piazza dell’Unità all’improvviso un bambino canta ad altissima voce “na na yuppi yuppi eh”. In molti si girano per vedere chi è ma c’è solo una donna bassa, tarchiata, con una giacca di pile nera e i capelli a scopetta. Prende dalla tasca uno di quei vecchi Nockia di plastica, pigia un tasto e spegne la voce del bambino. È russa o giù di lì. Risponde, dice due cose, chiude il cellulare e lo rimette in tasca. Davanti alla stazione di nuovo “Na na yuppie yuppie eh”, qualcuno si gira, qualcuno sospira, lei riprende il cellulare, risponde, dice due cose, chiude e lo rimette in tasca. In via Amendola si sente, sempre ad altissimo volume “pciu, pciu”, quel suono che si fa arricciando le labbra per chiamare gli animali. Anche in questo caso in tanti si girano, qualcuno cerca un animale ma è sempre lei, la russa o giù di lì, che risponde al telefono, dice due cose, chiude e lo rimette in tasca. Due arzille vecchiette sedute qualche sedile più in là commentano: “ Eh, scion simpatiche quescte suonerie”, “Sci, come un gatto attaccato ai maroni, direbbe il mio primo marito. Scusi la volgarità…” “Sci figuri”. Il viaggio continua silenzioso, adesso che la russa o giù di lì ha preso il suo zainetto nero ed è scesa alla fermata di via Marconi, di buon passo.

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