Foschi segreti parte I

giardino segreto

Da quando ho cambiato casa, non prendo più l’autobus 21 ma sono in un quartiere pieno di bar molto interessanti. A cominciare dai baristi, l’eta media viaggia sui settantatré anni. Stamattina, in uno di questi bar che per comodità chiameremo bar latteria Aloa due arzille vecchiette conversano fitto.
– Ho un peso sullo stomaco che non mi fa dormire
-Cosa ti è successo?
-Ho scoperto un brutto segreto
-Riguarda tuo marito?
– Ma cosa dici?
– Volevo ben dire. E’ morto da così tanti anni

 

 

Annunci

L’arzilla vecchietta non va al proprio funerale

20131222-125943.jpg

Sull’#autobus21 una donna piange a singhiozzi. L’arzilla vecchietta di #sandonato si avvicina e chiede ‘tutto bene, scignora?’ ‘Si grazie – fa l’altra- pensavo al mio funerale. Sa, ho visto piangere un sacco di gente e mi scion commosscia anch’io’. ‘Badi ben a quanti la sctanno piangendo adesscio che è viva, che a quelli che la piangeranno da morta non potrà mica badarci. Al sciuo funerale lei non ci sciarà mica a consciolarli’ Prende il suo carrello della spesa, prenota la fermata e scende, ma rimane ferma sul marciapiede a guardare l’autobus sparire dietro alla curva di via del Lavoro.

Barboni sulla circolare esterna sinistra

20140725-065857-25137976.jpg

Stasera sull’autobus 33 c’è puzza di umani allo stato brado. Un vecchio barbone è seduto nelle sedie riservate. Italiano, grasso, la camicia strappata sotto il braccio sinistro, i pantaloni lisi, le ciabatte da piscina da cui spuntano due piedi neri ungulati, una stampella di legno da Capitan Uncino ha la faccia arrogante e anche un po’ malvagia. È sicuramente lui a puzzare così. È difficile anche solo respirare, ma sull’autobus ci sono altri due uomini. Forse questa è una puzza collettiva. L’unica è allontanarsi il più possibile. Mi siedo alcuni sedili più in là, dietro un marocchino profumato di patchouli che parla nell’auricolare e guardo i due uomini davanti, quelli della puzza. Uno dei due ha i capelli bianchi, una camicia a scacchi e i jeans, ha lo sguardo dritto davanti a sè e mi sembra molto triste. Anche lui è un po’ barbone ma a uno stadio iniziale. Mi dà l’idea di uno che ha perso il lavoro, la famiglia, la casa e che forse è su quell’autobus da ore, a girare con la circolare intorno alla città perchè non ha niente da fare. Mi accorgo che si è voltato a guardarmi di sottecchi, quasi di nascosto, e appena incrocio il suo sguardo torna con gli occhi bassi davanti a sè. In quel momento mi è sembrato che si vergognasse e ho pensato che la povertà quando ti cade addosso è così, all’inizio ti fa vergognare poi ti abitui, specie quando ti accorgi che di poveri, in giro, ce ne sono tanti, ma forse sto immaginando troppo sulle vite degli altri. Il terzo uomo non ho fatto in tempo a guardalo perché sono scesa a Porta a Castiglione, dietro il barbone puzzone che una puzza così, davvero, non l’avevo mai sentita.

L’arzilla vecchietta sulle strisce pedonali

a passeggio tra donne

Fuori dall’#autobus21. Un vecchietto un po’ distratto al semaforo di via San Donato. C’è il rosso per i pedoni ma lui avanza baldanzoso e si ferma solo quando sta per essere investito dalla fila di macchine partite a razzo. L’arzilla vecchietta di#sandonato ferma affianco a me dice ‘se fossce mio marito gli direi di andare ancora un po’ più avanti’ ‘Ma come, lo spingerebbe sotto le macchine?’ ‘No spingerlo no. Gli darei un consciglio…’ Io rido. Il vecchietto si gira verso di noi, ci guarda e ride pure lui. Arzilla vecchietta versus umarell

 

Thanks for the picture to Des Brophy 

I giovani sull’autobus 21

20140530-081753-29873321.jpg
Alle 7,40 sull’autobus 21 tanti studenti delle superiori. Una biondina con la coda sghemba in cima alla testa e una felpa nera su cui c’è scritto An in pôs pió, ripete la lezione di fisica con una sua amica africana, con un fungo atomico di capelli crespi “La forza è un vettore che si manifesta…”. Una cinesina cede uno dei due auricolari dell’ipod alla sua amica di nazionalità indefinita mentre il classico secchione riga di lato e occhiali neri quadrati è seduto nel posto riservato agli anziani con la testa calata nel suo smart phone. Alla fermata di via Creti sale l’arzilla vecchietta di San Donato e si fa cedere il posto dal secchione. Lui si alza senza protestare e lei per ringraziarlo dice: “Grassie. Capita a tutti di diventare vecchi, scià?”. Certi giorni, a una cert’ora, essere giovani può sembrare una colpa.

L’arzilla vecchietta, un inno alla vita e un piccolo pensiero sulla morte

20140602-104354-38634458.jpg

A Bologna è tornata l’estate e tra un po’ l’afa appannerà lo sguardo e riporterà sullo sfondo i piccoli giardini che costeggiano le strade tra San Donato e la Bolognina, sulla rotta dell’autobus 21. In primavera sembrano spicchi di paradiso terrestre capitati per sbaglio nei quartieri popolari. Le rose coprono le porte di alluminio grigio, gli alberi di giuda con i fiori color lillà, quasi viola, interrompono il grigio dell’asfalto, un alberello di nespole mature, due bastoni di San Giuseppe, le siepi di bosso fiorite, i primi gelsomini, le magnolie, i girasoli dell’aiuola spartitraffico di via Duse, i soffioni che volano come in un sogno di Akira Kurosawa e il profumo dei tigli che entra fin dentro l’autobus e solletica le narici, trasformano gli anonimi quartieri in ridenti villaggi: “A maggio Bologna è bellissima” dice l’arzilla vecchietta di San Donato alla ragazza seduta di fronte a lei, “sce potessi butterei via le scarpe e entrerei in tutti i giardini e sctarei seduta lì, a guardare gli alberi e i fiori. Poi, a metà giugno, morirei felice” Voleva essere un inno alla vita ed è diventato un pensiero sulla morte, ma morte e vita si sa, vanno a braccetto lungo le stagioni.

Alla scoperta del mondo con l’autobus 21

20140729-073530-27330430.jpg

Due arzille vecchiette di San Donato salgono sull’autobus 21 in via del Lavoro dirette al Lidl di via Serlio. Sono piccole uguali, con i piedini numero 35 nei sandali di vernice, una ha un vestito bianco con i disegnini neri, l’altra un vestito nero con i disegnini bianchi. I capelli invece sono tutti bianchi, tagliati a carré, tenuti fermi sulla fronte con due forcine nere. Camminano piano, sicuramente hanno più di ottantacinque anni a testa, forse novanta, ma non hanno dimenticato di mettersi un filo di rossetto sulla pelle bianca come il velo di una sposa. “Vieni qua”, fa l’una all’altra, “scdiamoci, anche sce dobbiamo fare sciolo due fermate”. Si siedono di fronte, sulla punta delle sedie per stare vicine, parlano piano, si sente solo che dicono sci sci e ogni tanto guardano fuori dal finestrino. In via Serlio quella col vestito bianco si alza e tenendosi alla barra porge l’altra mano alla sua amica: “tienla ben che qui sci cade”. L’altra si appoggia col palmo su quello dell’altra e si solleva. Mano nella mano si avvicinano alla porta, camminando piano come due bambine che vanno a scoprire il mondo.

L’arzilla vecchietta di San Donato e la chiusura dell’Unità

Unità pagine bianche

Sull’autobus 21 due anziani e un’ arzilla vecchietta di San Donato parlano della chiusura dell’Unità. Uno è dispiaciuto, l’altro è critico col giornale, lei ascolta. “Hai scentito? L’han poi chiusa l’Unità”  dice il primo. “Eh, me l’aspetavo e un po’ sce lo meritano, veh.  Eran degli anni che quell’unità lì che portavamo nelle case noi, non esiscteva più…” “Ah sci eh, però eh…insciomma…” “La clasce operaia per loro era scparita. Sce penso che han appogiato Monti e la Fornero…Ragassi…Bisciogna dirlo…” “Sci è vero, hai ragione, ma anche sce non ero scempre d’acordo, io tutte le matine la legevo lì dalla bacheca davanti alla coop. Coscia ci metiamo adescio lì da leggere?”, “Io proporei il libro di Pinocchio a puntate, sensa figure, però ” risponde lei, chiudendo brutalmente la conversazione. Chissà, forse ha ragione: non ci restano che i libri per tornare umani in carne, ossa e cervello e non rimanere burattini di legno.

.

Agosto con l’ombrello

Umbrella Lady Wide

Una vecchietta con l’ombrello stretto in una mano come se fosse uno scettro, una sporta di tela a quadroni verdi e blu nell’altra mano, la schiena piegata in giù, verso terra,  i passi piccoli e veloci,  scende alla fermata di via del Lavoro aiutata da un’altra donna. L’autobus s’è fermato distante dal marciapiede, lei deve appoggiare la punta dell’ombrello a terra per saltare giù, fare tre  passi verso il marciapiede, puntare l’ombrello sullo scalino, fare leva sui talloni e  risalire. Una gran fatica per gambe gonfie come le sue. Arrivata sul marciapede, si gira, tira su l’ombrello e con una voce da cornacchia urla: “Autistaaaa sci poteva fermare un po’ più vicino al marciapiede, veh.” La donna che l’ha aiutata rientra in autobus e lei, ancora ferma sul marciapiede a riprendere fiato,  prima che le porte si chiudono urla “Grassie scgnoraaaa!!” Piega il braccio con l’ombrello, si rigira  e parte decisa, verso  Padre Marella, trotterellando. Che poi, a pensarci bene…ad agosto e siamo ancora in giro con l’ombrello…