Il giorno dei senza tetto


Prima di arrivare in piazza dell’Unità, in quella via che non so come si chiama ma che girando a sinistra si è in via Matteotti, c’é un senzatetto seduto a terra, affianco alla colonna del portico di marmo. È circondato da tutte le sue cose: sacchi di plastica, coperte, fagotti su cui appoggia la schiena, un po’ come se fosse seduto in poltrona. Guarda le macchine che arrivano da viale della Repubblica e con la mano fa segno di avanzare. Vieni avanti tranquillo, sembra dire, mentre uno starnuto e poi un’altro gli scuotono la testa. Ha la faccia simpatica di un vecchio contadino e sotto lo sporco della strada si vede un sorriso sornione. “Se stamattina avessi voglia di fare due chiacchiere, andrei a parlare con lui lì, piuttosto che con questo turista con gli soccoli di plastica blu che mi sta adosso sull’autobus 21″ dice l’arzilla vecchietta con il fermaglio di perle nere sui capelli grigi. Era ieri, e Bologna intanto scoppiava di traffico, botte da orbi e persone in strada mentre sgomberavano le case occupate di via Irnerio. Su quell’autobus alle otto del mattino lei non lo poteva sapere ma a guardare la strada non c’é bisogno di notizie fresche di giornata. Certe cose girano nell’aria e a guardare ancora meglio, si capisce bene da che parte stare. 

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Cuperlo e le arzille vecchiette dell’autobus numero zero

cuperlo e Staino

Non posso resistere. Mi ero data un periodo di riflessione con le vecchiette dell’autobus 21 in attesa di capire cosa farmene. Intorno a loro stanno succedendo molte cose e mi sembrava che la formula fosse un po’ stanca. Poi, in un pigro pomeriggio d’agosto, dietro le persiane accostate, facebook mi segnala  uno scambio di lettere tra Gianni Cuperlo  e Sergio Staino. Più che i contenuti, che vi devo confessare mi interessano come la riproduzione della foca nana sulle coste della Scozia, mi ha incuriosito il mezzo in sé. La lettera. I due si sono scambiati delle lettere, non dei twitter o dei post su facebook. Siccome ho in animo di scrivere una lettera a un’amica a cui devo dire delle cose ho letto per ripassare la forma ed ecco che la presenza prepotente degli autobus nelle conclusioni di entrambi ha risvegliato la blogger che c’è in me.

Staino chiude la sua lettera a Cuperlo con: “Vai fra la gente, come ho fatto io in varie situazioni, in un cinema affollato, in una trattoria, in un autobus e urla: “questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando i coglioni”. Avrai come risposta una standing ovation, non vi sopporta più nessuno“.  E Cuperlo cosa fa? Ci va davvero sugli autobus, e racconta a Staino: “Ho fatto come mi hai detto di fare e ieri sono salito su un autobus a Trieste, mi sono piazzato al centro e ho testato l’umore urlando “questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando….”. Sarà la tradizione della Mitteleuropa ma la sola reazione è stata di una signora anziana che mi ha detto “giovinoto, fa sai caldo, no la xe senti ben?”. Allora ho cambiato test e sulla linea di ritorno, sempre piazzato al centro, ho urlato “Il Pd sta cambiando l’Italia come nessuno mai. Morte ai gufi”. Tu non ci crederai ma si è girato l’autista e mi ha detto, “Staino, ma va in mona”.

Lo devo confessare. Ho provato un certo orgoglio per l’autobus 21 e le sue vecchiette di San Donato. Loro di queste cose ne parlano da anni e vorrei ricordare quella volta che, parlando dei giovani che avevano “preso” il partito dissero: “Non so chi sia questa Leopolda, ma a me mi sembra che questi ragassi han giocato alla ruota della fortuna e han vinto…”  Che le arzille vecchiette stiano diventando il nuovo paradigma della sinistra Dem?

Sarà che in città ad agosto ci si annoia ma a me su quell’autobus mi è tornata la voglia di risalirci e di rimettermi al centro a tastare l’umore. D’altra parte è quello che con un pizzico di follia ha fatto questo blog negli ultimi due anni in cui mi sono accorta che di cose se ne dicono sugli autobus e mi dispiace per chi è così snob da pensare che siano solo un posto per sfigati o per chi ci sale e si mette due cuffiette con la musica ad alto volume nelle orecchie. Di cose se ne dicono sugli autobus, basta saper ascoltare, anche se di standing ovation, io, non ne ho mai viste. Ma ho l’impressione che tra un po’ arrivi il bello e allora, taccuino e orecchie aperte, compagni. Sugli autobus d’Italia scorre la vita. Quella vera.