L’arzillo caseggiato


Ieri mi hanno consegnato le chiavi del mio nuovo appartamento. In Cirenaica. Mi sposto solo settecento metri dall’attuale, ma vado nel cuore del quartiere, a due passi dal mercato rionale, dal mitico teatro Dehon, dal Vag 61 e dalla trattoria Vito.

Ho preso casa in un grande caseggiato popolare di proprietà di una cooperativa di cui sono diventata socia poco più di un anno fa. Avevo guadagnato cinquecento euro con un vecchio testo teatrale venduto a una signora che desiderava firmarlo col suo nome e cognome e avevo deciso di investire parte di quel denaro nell’iscrizione alla Cooperativa. Senza crederci molto, ma erano soldi piovuti dal cielo e al cielo potevano tornare.

E invece oggi c’é stata la consegna delle chiavi alla presenza del signor Mario, del comitato di non mi ricordo bene cosa ma presto lo scoprirò. Non appena il geometra Filini mi ha consegnato il grosso mazzo di chiavi, il signor Mario mi ha messo in mano una scatolina di cartone blu con dentro un portachiavi di peltro come segno di benvenuto, una cartellina con dentro lo statuto della cooperativa “da leggere tutto per bene per sciapere come ci sci comporta in condominio” e un foglio scritto a mano con l’indirizzo del comitato, il nome del presidente, della vicepresidente e ovviamente il suo. Poi mi ha parlato di Ornella e Guido, i due ottantenni che abitano di fronte al mio appartamento “prigionieri in casa”, degli scandali che ha segnalato al presidente di quartiere, del governo che non riconosce più la detrazione agli anziani che devono mettere lo sportellino nella vasca da bagno, della pensione di invalidità che non danno quasi più a nessuno.

Prima di andare via mi ha portato nella saletta comune al centro del cortile, dove, su richiesta, un inquilino può fare una cena per dieci persone. Nella saletta c’é un frigo, un fornetto elettrico, la macchina del caffé a cialde, un grande tavolo con una tovaglia di plastica a fiori e dieci sedie. I vetri delle finestre sono coperte con tendine bianche con i bordi macramé e alle pareti ci sono anche dei quadri dipinti a olio che il cervello non ha registrato. Mi spiace.

Avviandoci al cancello mi ha dato tutte le dritte per il cambio di residenza, il permesso di parcheggiare sulle strisce blu e il cambio delle utenze. Poi ha indicato un tavolo rettangolare in mezzo agli  alberi nel cortile e mi ha detto: “Lo vede quel tavolo lì? Da maggio a settembre, alla scera, ci scion scempre attorno almeno dieci o dodici persone a passare il tempo. La ascpettiamo.”

Ecco, penso di essere sbarcata in un paradiso per arzille vecchiette, umarells super specializzati e varia bolognesità di ieri e di oggi dove l’assistenza é totale e l’aria ferma a quarant’anni fa. Entro nel tunnel, addio.