2 agosto sull’autobus 37

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Il silenzio inizia da via Mondo. Si sentono solo le cicale e una cornacchia interrotte ogni tanto dal rumore di un motore solitario. Sarà che sono le otto, che è sabato, che è agosto, sarà che è il 2 agosto, questa mattina Bologna s’è svegliata con le orecchie tese. Anche sull’autobus 21 c’è un silenzio innaturale e poi fa freddo. L’aria condizionata rende questo silenzio più spesso, piú profondo, inviolabile, ma risuona, nelle orecchie dell’arzilla vecchietta di San Donato che si stringe nel suo cardigan blu, quell’autobus con le lenzuola bianche appese ai finestrini che quel giorno fece la spola tra la Stazione e l’Istituto di Medicina Legale col suo carico indicibile. Lei lo vide passare, pieno di corpi senza vita. L’autobus, Bologna, la stazione. Le dieci e venticinque. Silenzio.

L’arzilla vecchietta e la cofana perfetta

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Sull’autobus 21 si parla del tempo. Caldo, umido, vento, pioggia, temporali, vento e poi di nuovo caldo ma ancora vento, troppo spesso vento. “Non si capisse più niente con tutto questo vento” dice l’arzilla vecchietta di San Donato. “Una volta a Bologna non avevam mica bisciogno de la lacca. La mescia in piega rimaneva sciù per giorni che qui, da noi, non z’era un alito di vento. Ah sci eh…Me lo ricordo bene che eravam famose per quescto. Le donne di Firense dicevan che invidia le bolognesi, che loro lì han scempre i capelli a poscto. E adescio invece…Non si capisse più niente.” Cambia. Todo cambia.

Odore di mare alla fermata dell’autobus 21

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Stamattina alla fermata dell’autobus 21 ho sentito l’odore di mare di quando ero bambina. Com’è possibile? Mi sono chiesta. Quel mare è lontano quasi mille chilometri e poi a Bologna non c’è il mare. Ho alzato lo sguardo per respirare più profondo e ho visto l’oleandro aprire i fiori al vento caldo di scirocco che spira stamattina.