Sandy alla fermata dell’autobus 21

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Alla fermata della stazione di Bologna sale sull’autobus 21 un ventenne inglese con uno zaino nero sullo spalle. Si mette davanti all’uscita e controlla le fermate alla ricerca della sua. In via Don Minzoni una signora di mezza età si avvicina alla porta e gli chiede: ‘sendi?’. Lui si gira di scatto e balbetta ‘yes?’ ma la porta si apre, lui si sposta e la signora scende. Alla fermata successiva, in via Marconi, una nonna col nipotino per mano si avvicina alla porta e chiede al ragazzo ‘sendi?’ Il ragazzo risponde ‘Yes..I’m Sandy…’ ma di nuovo la porta si apre e la nonna scende col suo nipotino, ignorandolo. Il ragazzo alza le spalle e torna a guardare la strada, ma con meno convinzione. In Piazza Malpighi arriva l’arzilla vecchietta di San Donato che si posiziona dietro di lui e gli chiede: ‘sendi?’ Il ragazzo a questo punto esplode: ‘what’s going on? Yes, I’m Sandy! How do you now my name?’. ”Scolta cinno, io non parlo mica le lingue, ma non sta mica bene bloccare la porta d’usita, sai?’ La porta si apre, lei avanza verso il primo scalino e continua ‘E adesso che fai? Sendi?’ e scende la scaletta che sembra Wanda Osiris. ‘Mrs, please…’ Una ragazza seduta in fondo si alza e in inglese fluente gli spiega l’equivoco. Poi scendono insieme.

Arzille vecchiette e donne cattive

vecchietta col mitra

Sull’autobus 21 c’è una donna sui trentacinque anni con i capelli tirati a crocchia, la faccia contratta, le borse sotto gli occhi, le labbra e le mascelle serrate che sembra che le stringa forte  per non mordere qualcuno. È seduta  in una delle sedie riservate e rumina tra sé e sé. Le è successo qualcosa ma nessuno osa chiedere cosa. Alla fermata  di via Giacinta Pezzana sale un’arzilla vecchietta di San Donato.  Fa fatica a salire gli scalini: ha le gambe e i piedi gonfi come zampe d’elefante avvolte in vecchie calze marron dentro due ciabatte di pelle scalcagnate. Chiede alla donna il posto ma questa la aggredisce dicendo che oggi non è giornata, che c’ha il nervoso perché lei il biglietto l’ha passato davanti alla macchinetta ma questa non funzionava e l’ha anche detto all’autista ma la signora  controllora che è salita subito dopo le voleva fare la multa anche se l’avevan vista tutti che lei voleva timbrare, e aveva pure i testimoni ma si sa, le donne quando c’hanno il potere son peggio degli uomini perché devono dimostrare qualcosa, un complesso di inferiorità, altroché femminismo, tutte balle, quando si fanno fare alle donne i lavori da uomini son le più cattive. Fortuna che c’era un ragazzo insieme alla femmina che alla fine ha detto lasciam perdere e così non le hanno fatto la multa. Ma lei c’ha ancora un diavolo per capello contro quella strega con il blocchetto in mano. Intanto che parla, anzi, sbraita, rimane seduta, lasciando che la povera vecchietta si pieghi sempre più sulla schiena, appoggiata al sedile per attutire i dolori. “Faccia come me” la consola questa “pensci che a furia di timbrarlo l’abonamento lo scfrutta di più. E adesso mi faccia scedere e  non mi faccia usare quel poco di forze che mi scion rimascte per darle un smataflone. Sciam pur sempre delle scignore”. La donna sobbalza come se lo schiaffone lo avesse preso davvero e si alza, andando a testa bassa verso l’uscita. Che per essere davvero donne cattive, a volte, ci vuole anche una certa classe.

 

 

 

 

 

Prima presentazione

Graf, quartiere San Donato, 13 novembre 2014
Elena Galeotti dell’Associazione Cantheride ha letto le storie
Paola Gabrielli del Corriere di Bologna ha moderato il dibattito
Simone Borsari, presidente del quartiere lo ha animato con grande emozione
Roberto Mugavero, editore, l’ha voluto
tante amiche sono venute a sostenermi
arzille vecchiette hanno ascoltato attente…aspetto i loro commenti.
So che prima o poi arriveranno