Il teatro è una perla

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L’arzilla vecchietta di San Donato ieri sera è stata a teatro e lo racconta alle sue amiche. “Sciono andata a vedere uno scpettacolo con le operaie della Perla, dove lavora mia nuora. Anche lei ha fatto lo scpettacolo, vè. Che poi, a momenti pensavo che quello non era uno scpettacolo, ma una scpecie di manifesctasione contro la crisi, che oggi gli operai sce fanno un siopero non li vede più nesciuno e invece sce fanno uno scpetacolo ci vanno in tanti a vederlo. Pensci che della gente è rimascta fuori e quelli che eran dentro alla fine applaudivano e sci scoffiavano il naso per la comossione che è una cosa mai viscta. E alora io ho pensciato meno male che c’è, il teatro”. Intanto la notizia di oggi è che l’Italia è l’ultimo paese in Europa nell’investimento in cultura.

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L’arzilla vecchietta e le cose che si vedono a teatro

Sull’autobus 21 si parla del week end. C’è chi è stato a casa che non si sentiva bene, chi ha lavato i vetri delle finestre, sabato, non domenica che era brutto, chi è andato al centro Zonarelli. L’arzilla vecchietta di San Donato è andata a teatro ‘lassciù sulla collina, dalle parti di mia figlia che a lei le piaze vivere sui monti, puvretta…comunque scion sctata in un teatrino in messo ai prati dove c’era un scpetacolo molto particolare. Mi ha emosionato, sa? Perchè lo devo dire, certe cose sci vedono solo a teatro …. per esempio le messe maniche. Le camice con le messe maniche non sci vedono mica più. Adesso tutti con la camicia a manica lunga e le maniche arrotolate. E invece gli attori di domenica avevan tutti le messe maniche ed eran d’un bello…mi scion commosscia…’ Ecco, il teatro è così. Ognuno ha la sua visione e ci trova il suo bello.

L’arzilla vecchietta e la danza butoh

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L’arzilla vecchietta di San Donato ieri sera è andata a teatro e lo racconta alla sua amica sull’autobus 21. ‘Scion sctata in quel teatro che z’è al Pilastro, alla cupola, in fondo dopo la Fattoria, hai prescente? Mia nipote m’ha detto che z’era un balerino zapponese della mia età, e alora ho detto veh…biscogna che zi vada….sciai quanto mi piaze il ballo…Tè, lo dovevi vedere. D’un bravo…Ogni tanto faceva dei scialtelli che neanche il Toni alla sciala scirenella, ma quello che mi è piaziuto di più è quando sci è vesctito da donna. Scembrava vera, mica un travesctito, era imprescionante che te zi credevi proprio a quella grassia lì e a un certo punto scembrava avessce vent’anni….anche quando è ussito con le orecchie da coniglio…che ridere… veh….Zi ho pensato e scecondo me lui lì non z’ha mica problemi con la sciua persciona…È libero nella tescta…Perchè, sce scei libero nella tescta come quel balerino, puoi esscere e fare quello che ti pare a qualunque età’. Parola chiave del giorno, libero nella testa. Il balerino di ieri, invece era Yoshito Ohno, maestro di danza butoh (settantotto anni).

rete critica dell’autobus 21

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A teatro ieri sera c’era Cantando sotto la pioggia con la Compagnia di operette. Tra il pubblico un tripudio di arzille vecchiette accorse da Bologna e Provincia in strass, cofane e astrakàn. All’uscita sono tutte più belle, sorridenti, e quelle che ce l’hanno affianco, sembra che amino di più il marito. Qualcuna viene da me per commentare.  ‘Scignora, quescta volta z’erano meno ballerine…’ ‘mah…non saprei…’ L’arzilla vecchietta di San Donato,  in attesa di essere accompagnata alla fermata dell’autobus 21, risponde ‘mah…evidentemente la commedia vuole coscì. Mancava sciolo il mantello rosscio della protagoniscta. Io lo sciò perchè mia nipote l’ha fatta con il pattinaggio artisctico’ ‘Mo che mantello…sce sciolo sciapessci chi è la cosctumista le farei i complimenti.’ Rete critica dell’autobus 21

Zi vediamo a Cascialecchio

Autobus21 e la conversazione del più e del meno. Quando l’arzilla vecchietta di San Donato sente che lavoro al teatro di Casalecchio, mi dice: ”’scolti…ieri scono andata al Comunale di Bologna. Sci può fare qualcosa? Sotto il portico c’era una pussa di pipì che non sci respira…Io andrei lí con la candeggina….gratisc…dice che funziona la candeggina?’ Le avrei voluto suggerire di organizzare le ‘arzille brigate teatrali’ ma ero già arrivata alla fermata. Scendendo le ho solo detto che la aspetto al teatro di Casalecchio e col sorriso negli occhi mi ha risposto ‘Scens’altro scignorina. Zi vediamo a Cascialecchio’

Vecchiette che se ne vanno 


Ieri sera ho visto uno spettacolo che parlava di quattro vecchiette greche che in piena crisi greca si sono suicidate per “togliere il disturbo”. Lo spettacolo si intitolava proprio così: “ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni” ma non era uno spettacolo con la verosimiglianza, dove c’erano quattro vecchiette in scena, colpite dalla crisi, a cui tagliano la pensione sociale e poi non trovano i medici perché questi sono sono in sciopero e poi, quando tornano i medici, scoprono che devono pagarsi le medicine perché non c’é più la mutua e allora decidono di suicidarsi perché così lo stato risparmia sulle loro pensioni e si toglie pure un peso. No, niente di tutto questo, cioé si, si parlava di questo ma a farlo c’erano due donne e due uomini che dicevano che dovevano fare le vecchiette ma siccome non erano pronti a farlo facevano quel giochino che dicevano di non essere pronti ma invece dicendo di non essere pronti la storia ce l’hanno raccontata tutta fino alla fine. Una storia triste, ma lo spettacolo in certi momenti faceva ridere. E allora ho pensato alle mie vecchiette che certe volte fanno ridere, ma poi, penso che ad andare fino in fondo, se uno le legge bene, forse stanno raccontando una storia triste. La differenza é che loro non se ne vanno, stanno sull’autobus 21 e girano, e forse, anche io non sono pronta a raccontarle e allora sto solo facendo finta. A parte questo, che non c’entra niente con quello che volevo dire, lo spettacolo é davvero bello, i quattro attori, anche se non fanno le vecchiette, molto bravi e se riuscite, volevo suggerirvi di andare a vederlo. Ci sarebbe da organizzare delle arzille brigate teatrali. 

Questo il link per chi vuole saperne di più sullo spettacolo 

Le arzille vecchiette e la stagione di caccia

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Sull’autobus numero 20 ci sono tre arzille vecchiette che stanno andando al teatro comunale di Bologna. Eleganti, profumate un po’ troppo, radical chic ma non troppo. Le dita delle mani hanno la tipica forma ritorta dalla chiusura dei tortellini. Una ha un caschetto alla francese biondissimo, quasi bianco, su un cappottino grigio di lana stile impero, le scarpe inglesi maschili col calzino nero corto, l’altra un tailleur nero classico di buona fattura con decoltè, borsa in coccodrillo e piumino leggero argentato, dell’ultima si intravede solo la cotonata capigliatura bianco latte su un viso pacioso e allegro. Parlano tantissimo, a volte tutte e tre insieme, specie quella col caschetto che è molto arrabbiata con una loro amica stronsa. Dice proprio così, stronsa, mentre saluta i giovani controllori che sono saliti su a fare il loro mestiere e scambia qualche parola con loro. È una stronsa perché l’ha accoltellata alle spalle, metaforicamente, ovvio, ma quando l’altra sera l’ha chiamata la dama bianca le ha fatto venire un nervoso….”che poi lei sci imbuca nelle situassioni, fa l’amica, ti avolge, baci e abbracci e poi ti uza. Mo adescio basta veh…”, dice il caschetto biondo mostrando il suo abbonamento al controllore, “con me ha chiuso. Adescio la faccio io la stronsa”. Quella col talleur dice a bassa voce qualcosa che non si capisce, si fanno una gran risata e mentre commentano la battuta salutano i tre giovani aitanti controllori che stanno per scendere giù dal bus. “Arrivederci ragassi, buona scerata, veh… e non fate mica come lui lì che sci è fatto incasctrare da quella vecchia stronsa”. Una bella cosa l’amicizia ma no nella stagione di caccia.