La transitività delle arzille vecchiette

2015-01-07 08.52.45

Silvia Mei
Nuovo Informatore n. 11-12|Novembre/dicembre 2014 

Una qualità della materia narrata nella raccolta della nostra autrice è la sua transitività. Perché in primo luogo, Santoro registra un mondo in via di estinzione (quello rappresentato dalle “arzille vecchiette”) insieme a quello feriale, sfuggente e anonimo, di passanti-passeggeri, spesso indifferenti l’uno all’altro, col loro grave fardello di vita, e comunque capaci, vecchiette in primis, di imbastire una comunità provvisoria superando le reciproche diffidenze. C’è poi la transitività delle stagioni che scandiscono del resto la successione dei racconti nell’anno solare, partendo però dall’autunno. Se infatti è in primavera che si avvera la rinascita è però con la fine dell’estate che inizia l’anno, riparte la stagione, quella del teatro, dove Cira lavora, come quella scolastico-accademica e così via. Ma la transitività forse più importante è quella riferibile alla circolazione che le storie di Cira hanno formalmente attraversato fin dalla loro prima apparizione:brevi post su Facebook poi sviluppati nel blog, ancora aperto (www.learzillevecchiette.com), per depositarsi infine nell’impaginato del libro. Una vera e propria transitività o trasversalità mediatica.
Forse più che racconti o di storie si tratta più esattamente di aneddoti. Ma senza morale. Le battute sono sì argute e sagge ma preservano un incanto oramai perduto sul mondo. Sarà che a parlare e a scrivere sono donne attraverso la sensibilità femminile di Cira, la quale rimane discreta, complice e affine anche quando sigilla l’aneddoto col suo commento, stabilendo di fatto una (effettiva) liaison tra lei che riferisce, le sue sagome di personaggi e i “benevoli” lettori.
Anche le protagoniste sono donne. E che donne: arzille, per l’appunto. Se scaviamo nell’etimo di questo attributo rimarremmo sorpresi della varietà psicologica che vi si deposita. Lì riposano diverse possibili radici, tra cui quella del tedesco cuore e, sempre dal tedesco, quella di resina, da cui l’espressione “impettito”. Molto più attendibilmente però arzillo è participio passato di ardere oppure, anche, il diminutivo di ardito, “arditillo”. Ebbene, le arzille vecchiette della linea 21 (e di Cira) sono esattamente così: animose, di cuore, ardenti e ardite. Le loro battute diventano massime ma senza la pesantezza della morale “moralistica”. Le vecchiette sanno essere spensierate, vezzose e leggere come adolescenti e, in quanto donne, sono portatrici di spinta vitale, progresso, buon senso, lungimiranza, giustizia, umanità. Anche quando scherzano lo fanno con la coscienza e la lucidità che non viene dall’amara e triste disillusione, che non è mai “bassa” acidità, piuttosto autoironia e senso dell’umorismo. Qualità proprie di chi non vuole presendersi troppo sul serio perché è già fin troppo seria

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...