Metti un giorno su un autobus di Bologna

Cira Santoro è un volto noto per chi si occupa di Teatro. Sempre presa nel suo ufficio del Teatro di Casalecchio di Reno, quando si tiene uno spettacolo scende per dare un’occhiata agli spettatori e salutare qualche habitué. Ma il suo lavoro quotidiano ha preso una piega particolare da quando ha cominciato a osservare l’umanità che frequenta l’autobus.

Un lungo percorso sulla linea 21 che attraversa la città da un’estremità all’altra. Fra la varia umanità che affolla i mezzi pubblici Cira è però rimasta colpita dalla vitalità delle anziane bolognesi. “Le arzille vecchiette dell’autobus 21″, come le ha ribattezzate nel suo libro uscito per la Minerva, casa editrice bolognese.

Il libro verrà presentato domenica 7 dicembre alle ore 18 presso il Salone del Podestà di Palazzo d’Accursio. L’incontro intitolato “Non tutti sanno che / Le arzille vecchiette dell’autobus 21” vedrà Cira Santoro dialogare con Fabio Mauri, Giulia Iseppi e Vito Antonio Baldassarro.

le arzille vecchiette dell'autobus 21 di Cira Santoro, copertina

Una scelta dettata sicuramente dal comportamento esuberante e imprevedibile di donne che, nell’anonimato delle strade, passerebbero inosservate. Ma sull’autobus trovano un loro palcoscenico, uno spazio dove potere “attaccare bottone” o commentare davanti a una platea spesso silenziosa ma non indifferente le loro vicende quotidiane, la politica, le nuove generazioni, persino gli amori pudichi, quasi adolescenziali, che si consumano nella terza età.

Cira non può non provare simpatia per queste donne che, nel loro abbigliamento a volte bizzarro, oppure semplice o dimesso, riescono ancora a celare insospettabili doti di seduzione tutte femminili, magari utilizzate per conquistare un posto a sedere o farsi timbrare un biglietto in un autobus affollato.

Ma ciò che hanno affilato nel tempo è l’ironia che spesso sfocia nel sarcasmo. Le donne sulla lunga distanza riescono ad avere ragione della presunta virilità maschile. Gli anziani sono comprimari che non possono che sorridere timidi o addirittura arrendersi davanti alle sentenze definitive delle sagge anziane bolognesi.

Qual è la forza atavica di queste donne? sicuramente il fatto di essere passate rafforzate da esperienze quali la guerra o la povertà della cultura di origine contadina di un paesone come Bologna. La semplicità e l’arguzia sono la loro arma più forte, con cui riescono a guardare il mondo con lucidità e con un senso di giustizia che sfugge a molti. Non si tratta della cultura del politicamente corretto, ma di una sincera comprensione della condizione degli ultimi del mondo, con i quali solidarizzano comprendendo, a fine corsa (dell’autobus e della vita), la fatica e il peso del pregiudizio. Ma lo fanno senza piagnistei. Semmai lottando contro le prepotenze quotidiane prendendo la parola e facendo valere le cause altrui.

Cira Santoro compie una indagine divertente ma con delicatezza e rispetto, con una incondizionata simpatia per queste donne che, in quanto tali, considera sue pari. E lo fa “pedinandole” come insegnava Cesare Zavattini o seguendo inconsapevolmente la considerazione di Mario Monicelli, che ebbe a dire: “La commedia all’italiana è finita quando i registi hanno finito di prendere l’autobus”.

Federico Mascagni                                                               6 dicembre 2014, www.taluni.it

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