Osservo il mondo con gli occhi delle vecchiette che incontro sul 21

Cira Santoro e le sue istantanee da vita di Bus
Camilla Ghedini, Il Resto del carlino Bologna, 21 giugno 2015  Il Resto del Carlino-Camilla Ghedini

 

DA POST, A BLOG, A LIBRO Le arzille vecchiette dell’autobus 21 (Minerva Edizioni), di Cira Santoro, come tutti i mezzi pubblici è giunto al capolinea della pubblicazione dopo aver compiuto un po’ di fermate e aver imbarcato tanti passeggeri. In particolare le zdaure che ogni giorno salgono sul bus per andare a fare la spesa, raggiungere le amiche o i circoli ricreativi. E nel frattempo fanno quattro chiacchiere con le vicine di posto, raccontandosi le “loro” cose. Che sono tutt’altro che noiose. Al punto che Santoro, (che presenterà il libro martedì alle 21, alla Festa dell’Unità di San Lazzaro), dopo una vita di spostamenti in macchina, quando nel 2013  ha cominciato a viaggiare con l’autobus è stata conquistata dalle narrazioni “over” e ha cominciato a scriverne.

Da Facebook a una casa editrice, l’anzianità conquista social ed editoria…
“Si, ho notato subito curiosità e interesse. Forse perché narravo aneddoti divertenti e perché c’è una rappresentazione della terza età dinamica, lontana dagli stereotipi che vorrebbero gli anziani solo a lamentarsi tra acciacchi e disgrazie varie. Con gli occhi di queste arzille signore, ho raccontato con leggerezza e senza retorica la nostra città. Ma l’approccio vale per qualsiasi realtà”.

Ma ha parlato con loro? Ha confessato il suo progetto?
“No, mi sono limitata ad ascoltarle, questo il bello. E ho scoperto che queste signore sono piene di energie e seppure consapevoli che la morte non è cosa poi così lontana, cercano stimoli vivendo appieno. Non sono solo nonne che preparano tortellini per tutti. Vogliono divertirsi, hanno il cellulare in tasca, si preoccupano di mantenersi in salute”. 

Perché solo signore? Sull’autobus ci saranno pure pendolari maschi
“Si, ma le donne sono più arzille. Con loro si colgono particolari ricchi di senso. Gli uomini si fanno giusto trasportare, socializzano meno, sono più chiusi. Il che conferma che noi invecchiamo meglio”.

Reazioni al libro? Quando la vedono, ora che sanno, sono molto arrabbiate? 
“Direi che sono contente. Pensi che a una presentazione, cinque over ottanta sono venute convinte di essere loro le protagoniste. Facevano foto, video, non avevano dubbi. Si erano identificate come gruppo di amiche. Poi abbiamo cominciato a sentirci, è stato bello. Dopo il libro si sta creando una sorta di comunità. E’ un progetto che cresce di continuo”.

 

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