L’arzilla vecchietta e il fidanzato pinguino

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L’arzilla vecchietta di San Donato è sull’autobus 21 con il suo fidanzato. Lui avrà novant’anni, alto e allampanato, vestito di nero, ha una gobba sul collo che gli piega la testa in avanti e lo fa somigliare a una gruccia. Lei è un po’ più giovane, ma non tanto, un tempo deve essere stata forte, una specie di atleta o una gran massaia. Dovevano scendere alla fermata Martini ma per una distrazione di lui la saltano. Lei gli dice: ‘ecco…e adescio ci tocca scendere alla proscima e poi tornare indietro, veh….Scei un gran pinguino…Vuoi far te, vuoi far te e poi…guarda mò…..Aveva ragione quella puvretta di tua moglie….” Lui sbiascica qualcosa che non si capisce, lei non risponde. Arrivati alla fermata Magnani lei scende per prima, gli prende la mano e lo aiuta “Vieni mo qua e sctai ben attento che gli scalini scion alti. Scei fortunato che ti voglio bene, veh…” Si avviano verso Andrea Costa a passi piccoli, dondolando all’unisono mano nella mano, e a guardarli vien quasi un groppo in gola.

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Le arzille vecchiette alla festa degli stricchetti

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L’arzilla vecchietta di San Donato ieri è stata alla Festa dello strichetto a Casalecchio e lo racconta alle sue amiche. Una di loro le chiede la ricetta. ‘Mo non zi vuole mica niente, scià? Fa la scfoglia, la taglia a retangolini, le dà una strissatina al zentro e coscì fa la forma di una farfallina. Ieri ze n’eran di tutti i tipi veh: con la ricotta e i pisctacchi, con gli asparagi, col ragù, col pesse di fiume….ma i più buoni… i più buoni, scion sctati quelli degli studenti de la scuola alberghiera con le sceppie e i peperoni. Bravi eh quescti ragassi, bravi e belli. Che ti veniva voglia di sctar lì a far dei sctrichetti con loro’. Scoppiano tutte a ridere come bambine. Le signore di ottantant’anni a volte, nei discorsi, sono molto simili alle adolescenti.

La giovane dottoressa e l’arzilla vecchietta

L’#Autobus21 è multiculturale e interclassista. Da dieci minuti una giovane dottoressa riferisce alla sua collega malata tutti i guai che sta combinando con i pazienti dell’ambulatorio, dicendo continuamente, #vabenedottoressa? Per esempio a un’arzilla vecchietta di #sandonato le ha fatto venire una reazione allergica dandole uno spray contro la faringite e adesso sta andando a visitarla a casa. #vabenedottoressa?

L’arzilla vecchietta rimasta vedova

Angelo

Sull’autobus 21 sale un’arzilla vecchietta di San Donato. Indossa un giacchino blu, fatto all’uncinetto, legato al seno con un fiocco nero. Porta la sua schiena curva e la classica nuvola di capelli bianchi fino ai posti riservati e si siede di fronte a una donna del quartiere. Questa appena la vede la saluta calorosamente. Ha saputo da una vicina che la povera è rimasta vedova da pochi mesi e sfiorandole il dorso della mano le fa le condoglianze. “Mi dispiace”  sussurra. “E di cosa?” risponde l’altra sollevando gli omeri. “Aveva novant’anni. Era ora”.  Si tira su nel tentativo vano di raddrizzare la schiena e vedere meglio cosa succede fuori dal finestrino. Due cingalesi scaricano cassette per il negozio di frutta e verdura mentre una donna obesa trascina un trolley colorato e un marocchino fuma una sigaretta davanti alla macelleria islamica. La vicina fa finta di sorridere e rimane con lo sguardo sulla vecchietta che, pare, sia stata con lui sessantaquattro anni. Ma l’autobus non è un posto per parlare d’amore.

2 agosto sull’autobus 37

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Il silenzio inizia da via Mondo. Si sentono solo le cicale e una cornacchia interrotte ogni tanto dal rumore di un motore solitario. Sarà che sono le otto, che è sabato, che è agosto, sarà che è il 2 agosto, questa mattina Bologna s’è svegliata con le orecchie tese. Anche sull’autobus 21 c’è un silenzio innaturale e poi fa freddo. L’aria condizionata rende questo silenzio più spesso, piú profondo, inviolabile, ma risuona, nelle orecchie dell’arzilla vecchietta di San Donato che si stringe nel suo cardigan blu, quell’autobus con le lenzuola bianche appese ai finestrini che quel giorno fece la spola tra la Stazione e l’Istituto di Medicina Legale col suo carico indicibile. Lei lo vide passare, pieno di corpi senza vita. L’autobus, Bologna, la stazione. Le dieci e venticinque. Silenzio.

L’arzilla vecchietta e l’osteria Bologna

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Alle otto della sera l’autobus numero 20 si ferma alla fermata di via Farini. Apre le porte, fa scendere una donna con un vestito bianco a righe blu e fa salire uno studente con lo zaino nero, ma poco prima di ripartire si sente urlare “non chiuda, non chiuda!” Una coppia si alza e va fuori dalla porta, lei rimane su a guardare aggrappata alla barra, lui scende e solleva un uomo caduto sul marcipiede, che in quel punto lì della strada è veramente stretto. L’uomo si rialza, quello che l’ha aiutato rientra in autobus dice all’autista “ok, non è colpa sua, è caduto da solo” e torna a sedere in fondo con la sua compagna, mano nella mano. L’uomo caduto invece, ubriaco fradicio, avanza sul marciarpiede come la Costa Concordia prima dell’ultimo inchino all’Isola del Giglio e l’autista, temendo di trovarselo sotto le ruote, riparte lentamente evitando, per quanto possibile, di passargli vicino. A Porta Zamboni poi, l’autista è costretto a fare una manovra straordinaria per evitare un nordafricano seduto sull’asfalto che parla al cellulare mentre alcuni ragazzi gli stanno intorno, chissà forse per aiutarlo. Anche lui sembra annebbiato dai fumi dell’alcol ma il semaforo è verde e non è possibile capirne di più. Fossimo stati sull’autobus 21 l’arzilla vecchietta di San Donato avrebbe commentato: “Soppa quanta gente ciucca che c’è in giro. La scera quescta città scembra un’oscteria”. Si, osteria Bologna.

Arzille turiste americane sull’autobus 21

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Stamattina in via mondo, sono salite sull’autobus 21 un gruppo di arzille americane con i loro meno arzilli mariti in tenuta da turista. Si sistemano a mucchio al centro del bus e parlano ad altissima voce. Si sa, gli americani fanno tutto alla grande e anche quando parlano sull’autobus non risparmiano il fiato. Di tanto in tanto si capisce tell me, ok, ciorcelini, boy e poi… le grasse risate…Sedute un po’ più in là due arzille vecchiette di San Donato parlano fitto. Neanche loro risparmiano il fiato ma bisogna dirlo, sono più parche delle americane. Di tanto in tanto si sente, al dis, mo zerto, tagliatelle, quel cinno lì…Se uno sapesse l’americano e il bolognese, direbbe che é in corso una traduzione quasi simultanea di un normale discorso da autobus 21 in un normale giovedì mattina tra normalissime arzille vecchiette. Ma è normale incontrare turisti americani in San Donato a quest’ora del mattino?

Il cane guida sull’autobus 21

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Sull’autobus 21 l’arzilla vecchietta di San Donato si è seduta in un posto dove le arriva il sole negli occhi e per questo li tiene bassi. Guarda i piedi dei passeggeri e cerca di indovinare le facce dalle scarpe. Un sandalo di pelle con una striscia sottile che dall’alluce arriva al collo del piede, giovane, carina, un po’ ossuta; un paio di birkenstock su due piedi paffutelli, mezza età, alta uno e cinquanta; scarpe nere con i lacci e la pelle lavorata a rete che si intravede il piede nudo, uomo, anziano, forse col riporto e gli occhiali; un sandalo con le fascette rosse e arancioni, occhi chiari; due ballerine nere col fiocchetto, faccia da bambola; una ciabatta nera di gomma con la fascia intorno al tallone, faccione da fatica… Entra un cane guida con la croce rossa su una pettorina e un collare rigido. Si infila tra le scarpe, annusa, si guarda intorno, si apre un varco tra i piedi. Lo seguono due mocassini blu, faccia pallida e occhiali neri. Il cane si stende, appoggia il muso per terra e quasi infila il naso sotto un paio di espadrillas alte da cui spuntano due unghie laccate di rosso. Le espadrillas si girano di fronte ai mocassini blu, si sente che bravo e un poi un parlare sommesso, risatine, commenti. Lei sarà molto bella. A volte, anche con lo sguardo basso si vedon cose.

Le arzille vecchiette si ribellano ai figli

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Due arzille vecchiette di San Donato dall’aspetto giovanile e vitale, un po’ glamour, parlano dei loro acciacchi. Una delle due, con i capelli biondi corti, rotondetta e vestita con un camicione etnico sopra i pantaloni di lino, dice che ormai ha un abbonamento all’ospedale. La sua amica le dice: “Ma tu scei fortunata, vivi con tuo figlio…” “No. Io non vivo con mio figlio” la interrompe lei, “mettiamo i puntini sciulle i, é lui che vive con me non io con lui, che è diverscio. Z’ha quarant’anni, z’ha la donna, ma non sce ne vuole andare, scta lì a casa mia. E quando scion sctata male m’ è toccato chiamare l’ambulansa da sciola perchè lui era via e non rispondeva al telefono. A Napoli dicono i figli so’ piezz e core, io invece dico i figli scion pessi di merda”. Una donna tira su la testa dal libro e le guarda scandalizzata, l’amica, che ha lunghi capelli biondi con la frangetta su un viso rugoso e abbronzato da vecchia monella, se ne accorge, guarda la donna, solleva le spalle, stringe le mascelle tirando il collo e si mette le mani davanti alla bocca come a dire ops ma gli occhi muoiono dal ridere. Perchè uno si immagina che le arzille vecchiette siano quelle buone solo a far dei tortellini e invece dietro c’è tutto un mondo…

L’arzilla vecchietta e le siciliane

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Alla stazione di Bologna salgono sull’autobus 21 tre siciliane, due donne e una ragazzina. Con il trolley da passeggio, hanno quell’eleganza tipica delle donne del sud, attillata, sberluccichina, phonata e abbronzata. Il tono di voce è alto e hanno addosso l’agitazione di chi deve andare per la prima volta in un posto sconosciuto, che poi sarebbe Casalecchio di Reno. Fanno un sacco di domande: “Dove dobbiamo scendere per prendere il 20? A quale fermata? La conoscete a Villa Chiara? Quanto tempo ci vuole da qui a Casalichio? Per le 11 ce la facciamo? Si? Sicuro?” Una vecchietta dice che lei c’è stata due giorni fa a Villa Chiara, a fare degli esami, un’altra, curiosa, tenta di farsi dire perché vanno a Villa Chiara, un’altra ancora chiede da dove vengono. E loro raccontano. L’arzilla vecchietta di San Donato, seduta davanti non può partecipare ma dopo essere scesa, alla fermata Crocetta, corre verso la porta posteriore dell’autobus, si sporge in direzione delle donne e le saluta con un “tanti auguri, veh…” Le donne si guardano, una dice grazie poi guarda l’altra, piega la bocca all’ingiù e chiede “Cu fu? A canusci?” “No”. Le porte sfiatano sull’asfaldo caldo e si chiudono, mentre l’autobus 21 prosegue in direzione Casalecchio.