Foschi segreti parte I

giardino segreto

Da quando ho cambiato casa, non prendo più l’autobus 21 ma sono in un quartiere pieno di bar molto interessanti. A cominciare dai baristi, l’eta media viaggia sui settantatré anni. Stamattina, in uno di questi bar che per comodità chiameremo bar latteria Aloa due arzille vecchiette conversano fitto.
– Ho un peso sullo stomaco che non mi fa dormire
-Cosa ti è successo?
-Ho scoperto un brutto segreto
-Riguarda tuo marito?
– Ma cosa dici?
– Volevo ben dire. E’ morto da così tanti anni

 

 

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La giovane dottoressa e l’arzilla vecchietta

L’#Autobus21 è multiculturale e interclassista. Da dieci minuti una giovane dottoressa riferisce alla sua collega malata tutti i guai che sta combinando con i pazienti dell’ambulatorio, dicendo continuamente, #vabenedottoressa? Per esempio a un’arzilla vecchietta di #sandonato le ha fatto venire una reazione allergica dandole uno spray contro la faringite e adesso sta andando a visitarla a casa. #vabenedottoressa?

Un’insopportabile suoneria

suonerie

É una mattina silenziosa sull’autobus 21. Chi sale, chi scende, nessuno socializza. In Piazza dell’Unità all’improvviso un bambino canta ad altissima voce “na na yuppi yuppi eh”. In molti si girano per vedere chi è ma c’è solo una donna bassa, tarchiata, con una giacca di pile nera e i capelli a scopetta. Prende dalla tasca uno di quei vecchi Nockia di plastica, pigia un tasto e spegne la voce del bambino. È russa o giù di lì. Risponde, dice due cose, chiude il cellulare e lo rimette in tasca. Davanti alla stazione di nuovo “Na na yuppie yuppie eh”, qualcuno si gira, qualcuno sospira, lei riprende il cellulare, risponde, dice due cose, chiude e lo rimette in tasca. In via Amendola si sente, sempre ad altissimo volume “pciu, pciu”, quel suono che si fa arricciando le labbra per chiamare gli animali. Anche in questo caso in tanti si girano, qualcuno cerca un animale ma è sempre lei, la russa o giù di lì, che risponde al telefono, dice due cose, chiude e lo rimette in tasca. Due arzille vecchiette sedute qualche sedile più in là commentano: “ Eh, scion simpatiche quescte suonerie”, “Sci, come un gatto attaccato ai maroni, direbbe il mio primo marito. Scusi la volgarità…” “Sci figuri”. Il viaggio continua silenzioso, adesso che la russa o giù di lì ha preso il suo zainetto nero ed è scesa alla fermata di via Marconi, di buon passo.

L’arzilla vecchietta e la doccia ghiacciata

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Sull’autobus 21 l’arzilla vecchietta di San Donato racconta che sabato scorso sua figlia l’ha chiamata al telefono per dirle che il marito di una sua amica, che legge il giornale tutti i giorni, ha visto la sua foto sulla prima pagina di Repubblica Bologna. Sotto la foto c’era scritto: una signora scesa dall’autobus 21. “Mo che fatta roba”, dice l’arzilla, “una prende l’autobus e finisse sul ziornale”. “Ahh…adescio è coscì…” risponde l’altra, “sci diventa famosci con niente…” “Sci, ma io non me l’aspetavo…” la interrompe la prima “per me è sctata come una doccia ghiaciata…” “Mo pensa a quelli che l’han fatta davero e sul ziornale non ci scion neanche andati” chiude la seconda. Anche senza volerlo sono sempre sul pezzo.

Le arzille vecchiette e gli autobus di San Donato al centro della notizia

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All’altezza di via Andreini l’autobus numero 20 ha inchiodato dietro a una macchina che ha inchiodato al semaforo rosso. L’autobus numero 88 che seguiva l’autobus numero 20, invece non ha fatto in tempo a inchiodare e lo ha tamponato. Il lunotto posteriore del 20 è andato in mille pezzi, mentre i passeggeri dell’88 hanno battuto tutti la testa contro il sedile davanti. L’ho sentito raccontare da un gruppetto di arzille vecchiette di San Donato sull’autobus 21. Una l’ha saputo da una sua amica che era lì davanti alla Coop e ha visto tutto. Dice che è stato ‘un gran casèn. Non sci capiva un tubo’. Un’altra dice ‘i feriti ‘mo vacca quanti feriti, scembrava una guerra, con tutte quelle ambulanse e quelle scirene….’ Il cugino di una che abita in via Andreini ha detto che quando ha sentito il botto pensava fosse scoppiata una bomba, una che abita al Pilastro ha sentito dire dalla sua parrucchiera, che era sull’autobus 88, che un bambino stava per perdere la mamma ma poi l’ha ritrovata mentre la nonna di una studentessa del Copernico ha raccontato che un’ amica di sua nipote è caduta sui vetri ma poi é stata tirata su da un uomo. La più anziana del gruppo, che fino a quel momento non ha mai parlato dice: ‘Guarda te le cose che suzedono! Uno prende l’autobusc per sctare tranquillo e invece sci trova in messo a un buridone. Mo io vorrei sciapere chi guidava quella macchina’ E ricominciano le testimonianze indirette: ‘Ho scentito dire che era un vecchio ismito che non sci è accorto di niente e che quando è arrivato il verde è ripartito tranquillo’. ‘Mo che, in quella della macchina z’era una donna. Sctraniera’ ‘Ma va là, la guidava un drogato che poi l’han arresctato sciubito’. La vecchia che intanto ha prenotato la sua fermata, si alza e andando verso l’uscita dice: ‘È proprio come nei teleziornali. Fanno a chi le scpara più grosce mo non scià mica niente nesciuno. Io non l’ho mica capito cos’è succesco’. Il quartiere San Donato tra cronaca e leggenda metropolitana.

L’arzilla vecchietta e la gioventù

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Sotto la pioggia battente del 2 maggio l’arzilla vecchietta di San Donato aspetta l’autobus alla fermata di via Massarenti. Arriva il 36, apre le porte e tra gli altri salta giù veloce una fanciulla. Ha le gambe nude nelle galosce di gomma rosse a cuoricini bianchi. Lo sguardo basso della vecchietta sale su, ma si ferma a metà perchè non vede la gonna. Sul sedere nudo spicca un giubottino bianco, che le copre a malapena i fianchi e la pancia. L’ottantenne spalanca gli occhi con uno sguardo interrogativo, la ragazzina si gira, la guarda, inclina la testa per incrociare i suoi occhi e le sorride. Poi apre l’ombrello e parte saltellando nell’acqua, facendo cick ciack nelle pozzanghere. L’arzilla vecchietta di San Donato allora scoppia in una gran risata e dice forte: ‘La gioventù. Che bella cosa’. Si appoggia sul bastone con un sorriso felice, quasi ebete, in attesa dell’autobus 21. Ma adesso chi le dice che da qui il 21 non passa?

Poesia squinternata del Primo Maggio sull’autobus 21

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Il primo maggio sull’autobus 21.
Le arzille vecchiette di San Donato
vanno alla festa in Piazza Maggiore.
Ci son quelle che han lavorato come formiche
e quelle che han cantato tanto,
ma a guardarle da qui, tutte insieme,
sembra un’unica famiglia.
Chissà se pensano al lavoro.
Al loro no, hanno già dato.
Una è in disparte persa nell’oblio,
un’altra racconta di quando si chiamavano compagne,
una snocciola i lavori che ha cambiato,
un’altra parla di sua figlia che è rimasta senza.
Il quartiere di cicale e di formiche ė tutto qui
su quest’autobus che adesso sale su,
veloce, sul ponte di Galliera.

Le arzille vecchiette e i classici russi

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L’arzilla vecchietta di San Donato sale sull’autobus 21, si porta di fronte a una donna molto alta che sta leggendo un libro scritto in caratteri cirillici e la saluta: ‘Buongiorno Ludmilla. Come scta la Cesciarina?’ ‘Si no fosse per Anna Karenina starebe bene. Ma questa storja la sta distrugendo i no vuole smetere. Mi chiede di racontare siempre di Anna i di Vronsky i piange, piange. Io deto: questo romanzo di otocento, no raconto più, raconto barzelete russe di tempo di comunismo, molto divertenti, ma lei niente. A lei piace amore dificile. A lei piace sofrire.’ ‘Eh sci…’ dice la nostra. ‘La Cesciarina è scempre stata coscì. Lei è una romantica. Quando andavamo in balera, da ragasse, lei ascpetava il prinzipe azurro e faceva la schizinosa con tutti. Poi ha scposato un roscpo, anche un po’ ismito. Puvretta.’ Intanto Ludmilla ha chiuso il libro e sulla copertina c’è scritto Лев Николаевич Толстой – Война и мир.

L’arzilla vecchietta e l’ossessione del cibo

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Stamattina si respira aria di vacanza sull’autobus 21. Meno gente del solito, facce più rilassate, sono comparsi i primi soprabiti dai colori chiari e qualche decolleté col tacco basso, di velluto blu. L’arzilla vecchietta di San Donato viaggia verso il mercato del quadrilatero: domani arriva suo figlio da Brussel e vuole preparargli una zuppa di pesce come la faceva la madre del suo primo marito, puvrett, che era di Vasto e alla tradizione del venerdì santo ci teneva. Qualcuno le dice che là dov’era il mercato adesso c’è una specie di mensa dove si può mangiare un po’ di tutto, una Centrale del Gusto. ‘Una cosa?’ chiede l’arzilla vecchietta di San Donato. ‘Una centrale del gusto’ ripete l’altro. ‘Ma pensa’ dice lei. ‘Volevo andare al mercato per evitare le tomelle del zentro comerziale ma quescta cosa del guscto e del mangiare ormai è un’oscescione! In televiscione ti fan vedere sciolo programmi dove fan da mangiare, sui giornali ormai ci scion sciolo ricette e cuochi e poi le diete per dimagrire, al sciupermercato ti farebbero mangiare anche gli scafali pur di vender, e adescio non sci può andare in pace neanche al mercato? Scià cosa faccio? Domani seguo la tradisione di mia madre. Digiuno.’ Prosegue fino in Piazza Malpighi, dove scende, diretta alle panchine di Piazza San Francesco illuminate dal primo sole di primavera.