I giovani sull’autobus 21

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Alle 7,40 sull’autobus 21 tanti studenti delle superiori. Una biondina con la coda sghemba in cima alla testa e una felpa nera su cui c’è scritto An in pôs pió, ripete la lezione di fisica con una sua amica africana, con un fungo atomico di capelli crespi “La forza è un vettore che si manifesta…”. Una cinesina cede uno dei due auricolari dell’ipod alla sua amica di nazionalità indefinita mentre il classico secchione riga di lato e occhiali neri quadrati è seduto nel posto riservato agli anziani con la testa calata nel suo smart phone. Alla fermata di via Creti sale l’arzilla vecchietta di San Donato e si fa cedere il posto dal secchione. Lui si alza senza protestare e lei per ringraziarlo dice: “Grassie. Capita a tutti di diventare vecchi, scià?”. Certi giorni, a una cert’ora, essere giovani può sembrare una colpa.

Alla scoperta del mondo con l’autobus 21

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Due arzille vecchiette di San Donato salgono sull’autobus 21 in via del Lavoro dirette al Lidl di via Serlio. Sono piccole uguali, con i piedini numero 35 nei sandali di vernice, una ha un vestito bianco con i disegnini neri, l’altra un vestito nero con i disegnini bianchi. I capelli invece sono tutti bianchi, tagliati a carré, tenuti fermi sulla fronte con due forcine nere. Camminano piano, sicuramente hanno più di ottantacinque anni a testa, forse novanta, ma non hanno dimenticato di mettersi un filo di rossetto sulla pelle bianca come il velo di una sposa. “Vieni qua”, fa l’una all’altra, “scdiamoci, anche sce dobbiamo fare sciolo due fermate”. Si siedono di fronte, sulla punta delle sedie per stare vicine, parlano piano, si sente solo che dicono sci sci e ogni tanto guardano fuori dal finestrino. In via Serlio quella col vestito bianco si alza e tenendosi alla barra porge l’altra mano alla sua amica: “tienla ben che qui sci cade”. L’altra si appoggia col palmo su quello dell’altra e si solleva. Mano nella mano si avvicinano alla porta, camminando piano come due bambine che vanno a scoprire il mondo.

La giovane dottoressa e l’arzilla vecchietta

L’#Autobus21 è multiculturale e interclassista. Da dieci minuti una giovane dottoressa riferisce alla sua collega malata tutti i guai che sta combinando con i pazienti dell’ambulatorio, dicendo continuamente, #vabenedottoressa? Per esempio a un’arzilla vecchietta di #sandonato le ha fatto venire una reazione allergica dandole uno spray contro la faringite e adesso sta andando a visitarla a casa. #vabenedottoressa?

2 agosto sull’autobus 37

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Il silenzio inizia da via Mondo. Si sentono solo le cicale e una cornacchia interrotte ogni tanto dal rumore di un motore solitario. Sarà che sono le otto, che è sabato, che è agosto, sarà che è il 2 agosto, questa mattina Bologna s’è svegliata con le orecchie tese. Anche sull’autobus 21 c’è un silenzio innaturale e poi fa freddo. L’aria condizionata rende questo silenzio più spesso, piú profondo, inviolabile, ma risuona, nelle orecchie dell’arzilla vecchietta di San Donato che si stringe nel suo cardigan blu, quell’autobus con le lenzuola bianche appese ai finestrini che quel giorno fece la spola tra la Stazione e l’Istituto di Medicina Legale col suo carico indicibile. Lei lo vide passare, pieno di corpi senza vita. L’autobus, Bologna, la stazione. Le dieci e venticinque. Silenzio.

Arzille turiste americane sull’autobus 21

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Stamattina in via mondo, sono salite sull’autobus 21 un gruppo di arzille americane con i loro meno arzilli mariti in tenuta da turista. Si sistemano a mucchio al centro del bus e parlano ad altissima voce. Si sa, gli americani fanno tutto alla grande e anche quando parlano sull’autobus non risparmiano il fiato. Di tanto in tanto si capisce tell me, ok, ciorcelini, boy e poi… le grasse risate…Sedute un po’ più in là due arzille vecchiette di San Donato parlano fitto. Neanche loro risparmiano il fiato ma bisogna dirlo, sono più parche delle americane. Di tanto in tanto si sente, al dis, mo zerto, tagliatelle, quel cinno lì…Se uno sapesse l’americano e il bolognese, direbbe che é in corso una traduzione quasi simultanea di un normale discorso da autobus 21 in un normale giovedì mattina tra normalissime arzille vecchiette. Ma è normale incontrare turisti americani in San Donato a quest’ora del mattino?

Il cane guida sull’autobus 21

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Sull’autobus 21 l’arzilla vecchietta di San Donato si è seduta in un posto dove le arriva il sole negli occhi e per questo li tiene bassi. Guarda i piedi dei passeggeri e cerca di indovinare le facce dalle scarpe. Un sandalo di pelle con una striscia sottile che dall’alluce arriva al collo del piede, giovane, carina, un po’ ossuta; un paio di birkenstock su due piedi paffutelli, mezza età, alta uno e cinquanta; scarpe nere con i lacci e la pelle lavorata a rete che si intravede il piede nudo, uomo, anziano, forse col riporto e gli occhiali; un sandalo con le fascette rosse e arancioni, occhi chiari; due ballerine nere col fiocchetto, faccia da bambola; una ciabatta nera di gomma con la fascia intorno al tallone, faccione da fatica… Entra un cane guida con la croce rossa su una pettorina e un collare rigido. Si infila tra le scarpe, annusa, si guarda intorno, si apre un varco tra i piedi. Lo seguono due mocassini blu, faccia pallida e occhiali neri. Il cane si stende, appoggia il muso per terra e quasi infila il naso sotto un paio di espadrillas alte da cui spuntano due unghie laccate di rosso. Le espadrillas si girano di fronte ai mocassini blu, si sente che bravo e un poi un parlare sommesso, risatine, commenti. Lei sarà molto bella. A volte, anche con lo sguardo basso si vedon cose.

Le arzille vecchiette si ribellano ai figli

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Due arzille vecchiette di San Donato dall’aspetto giovanile e vitale, un po’ glamour, parlano dei loro acciacchi. Una delle due, con i capelli biondi corti, rotondetta e vestita con un camicione etnico sopra i pantaloni di lino, dice che ormai ha un abbonamento all’ospedale. La sua amica le dice: “Ma tu scei fortunata, vivi con tuo figlio…” “No. Io non vivo con mio figlio” la interrompe lei, “mettiamo i puntini sciulle i, é lui che vive con me non io con lui, che è diverscio. Z’ha quarant’anni, z’ha la donna, ma non sce ne vuole andare, scta lì a casa mia. E quando scion sctata male m’ è toccato chiamare l’ambulansa da sciola perchè lui era via e non rispondeva al telefono. A Napoli dicono i figli so’ piezz e core, io invece dico i figli scion pessi di merda”. Una donna tira su la testa dal libro e le guarda scandalizzata, l’amica, che ha lunghi capelli biondi con la frangetta su un viso rugoso e abbronzato da vecchia monella, se ne accorge, guarda la donna, solleva le spalle, stringe le mascelle tirando il collo e si mette le mani davanti alla bocca come a dire ops ma gli occhi muoiono dal ridere. Perchè uno si immagina che le arzille vecchiette siano quelle buone solo a far dei tortellini e invece dietro c’è tutto un mondo…

L’arzilla vecchietta e le siciliane

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Alla stazione di Bologna salgono sull’autobus 21 tre siciliane, due donne e una ragazzina. Con il trolley da passeggio, hanno quell’eleganza tipica delle donne del sud, attillata, sberluccichina, phonata e abbronzata. Il tono di voce è alto e hanno addosso l’agitazione di chi deve andare per la prima volta in un posto sconosciuto, che poi sarebbe Casalecchio di Reno. Fanno un sacco di domande: “Dove dobbiamo scendere per prendere il 20? A quale fermata? La conoscete a Villa Chiara? Quanto tempo ci vuole da qui a Casalichio? Per le 11 ce la facciamo? Si? Sicuro?” Una vecchietta dice che lei c’è stata due giorni fa a Villa Chiara, a fare degli esami, un’altra, curiosa, tenta di farsi dire perché vanno a Villa Chiara, un’altra ancora chiede da dove vengono. E loro raccontano. L’arzilla vecchietta di San Donato, seduta davanti non può partecipare ma dopo essere scesa, alla fermata Crocetta, corre verso la porta posteriore dell’autobus, si sporge in direzione delle donne e le saluta con un “tanti auguri, veh…” Le donne si guardano, una dice grazie poi guarda l’altra, piega la bocca all’ingiù e chiede “Cu fu? A canusci?” “No”. Le porte sfiatano sull’asfaldo caldo e si chiudono, mentre l’autobus 21 prosegue in direzione Casalecchio.

L’arzilla vecchietta e l’alienazione

erica il cane

Cambio autobus dal 21 al 20. Alla fermata in piazza Re Enzo c’è un ragazzone alto, con i capelli rasati, una maglietta nera senza maniche e i jeans, stretti con una vecchia cintura di cuoio sotto la pancia flaccida. È seduto sulla panchina sotto la pensilina e da lì saluta tutti: un uomo con un vestito grigio e la cravatta rosa, “buongiorno avvocato”, una donna con uno spolverino di seta color oro, “buongiorno dottoressa”, una ragazza con lo zaino e i pinocchietti, “ehi ciao”. Ovviamente nessuno gli risponde ma lui continua a salutare sereno. Arriva alla fermata un uomo con un bambino di sette anni, ricciolino, paffutello, con la faccia simpatica. Il ragazzone saluta il bambino, che timidamente tira su la mano e risponde ciao, poi gli chiede come si chiama. Diego. “Come Maradona” dice il ragazzo ridendo “e il papà?” Alberto. “Alberto, tu lavori ancora?”. Alberto trattiene il respiro, poi con la voce spezzata risponde “sì perché?” “sei fortunato” risponde l’altro. È arrivato l’11, Alberto e Diego salgono su. Un uomo che ha assistito alla scena dice “soccia sce è messo male lui lì…” ma l’arzilla vecchietta di San Donato, in attesa del 20, non gli permette di continuare “Ma cosa scta dicendo? Zercava sciolo un po’ di umanità. Per lei cosc’è… meglio escere alienati che zentili?”. Imbarazzato e forse un po’ impaurito l’uomo gira sui tacchi e va via, mentre da sotto il voltone del Podestà sbuca un gruppo di turisti giapponesi che cerca le due Torri.

L’arzilla vecchietta burlona

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Alla fermata dell’autobus 21 ci sono tre controllori che aspettano l’autobus parlando di soldi e di chi ce li ha. Arriva un’arzilla vecchietta di San Donato alta e secca, con un cerchietto di plastica sui capelli biondi e stopposi, un foulard giallo scuro raccolto nel collo della maglia beige di cotone, una gonna pareo bordeaux a fiori scuri, un paio di ciabatte bianche di plastica da cui spuntano le lunghe dita dei piedi con le unghie mal tagliate e storte. Appena vede i controllori si illumina e dice: “oh eccoli i controllori…sciete qui…per colpa vosctra uso scempre quescta borsa dove porto l’abonamento, che ho paura di dimenticarmelo. Ecco qui, lo volete vedere?” Si siede vicino a un controllore, praticamente gli si appiccica, rovista nella borsa e quando finalmente pensa di averlo trovato cinge il collo dell’uomo con un braccio, si sbilancia verso di lui allungando le gambe verso l’esterno vezzosamente, come una sirenetta e glielo mostra. Lui rimane come uno stoccafisso, guarda la tessera e incapace di muoversi le dice che quell’abbonamento è dell’Atc e che non vale più da anni, adesso c’è Tper. Lei risponde “Oh, beh, alora…”. Si solleva, lo rimette in borsa, tira su le spalle sospirando e continua “Lo facevo per voi, coscì poi sctate tranquilli…voi sciete scempre in cerca, no?” Si alza, va di fronte agli altri due: “Non sciete scempre in cerca?” Poi, rivolto al più giovane dei tre dice “Te poi, che sei coscì belino, chissà quante ne trovi…quante fidansate hai te?”. Il ragazzo guarda i suoi colleghi confuso, non sa cosa rispondere ma l’arrivo dell’autobus lo toglie d’impaccio: “Ecco, è arrivato. Signora lei prende questo?” “Oh no, io vado a piedi” dice lei facendosi una sonora risata e si allontana vistosamente sculettando verso Villa Serena a cercare qualcun altro con cui giocare.