I giovani sull’autobus 21

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Alle 7,40 sull’autobus 21 tanti studenti delle superiori. Una biondina con la coda sghemba in cima alla testa e una felpa nera su cui c’è scritto An in pôs pió, ripete la lezione di fisica con una sua amica africana, con un fungo atomico di capelli crespi “La forza è un vettore che si manifesta…”. Una cinesina cede uno dei due auricolari dell’ipod alla sua amica di nazionalità indefinita mentre il classico secchione riga di lato e occhiali neri quadrati è seduto nel posto riservato agli anziani con la testa calata nel suo smart phone. Alla fermata di via Creti sale l’arzilla vecchietta di San Donato e si fa cedere il posto dal secchione. Lui si alza senza protestare e lei per ringraziarlo dice: “Grassie. Capita a tutti di diventare vecchi, scià?”. Certi giorni, a una cert’ora, essere giovani può sembrare una colpa.

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L’allattamento sull’autobus 21

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Una donna con due bambini. La più grande, due anni e mezzo, seduta nel passeggino sembra sia lì per i fatti suoi, il più piccolo un anno, in braccio. Indiana, forse pakistana o rom, non ha vestiti etnici ma capelli lunghi e scuri raccolti con una pinza di plastica nera, pelle di bronzo e un aspetto florido e solare, anche un po’ sfrontato. Vicino a lei, in piedi, un gruppetto di studenti che parla animatamente di calcio. Il piccolo piange, fa i capricci, lei prova a consolarlo ma lui niente. Urla di più, ostinato, persistente e senza lacrime. Fastidioso. La donna tira fuori una tetta e gli dà da mangiare. Il bimbo si calma ma si calmano anche gli studenti, deglutiscono le ultime parole e in un silenzio da navetta C, fissano tutti lo sguardo su quella tetta. L’arzilla vecchietta di San Donato si alza, va vicino alla donna e coprendola col suo corpo dice: ‘Li lasci ben sctare scignora, non ci faccia caso….Posson diventare alti come giandoni o vecchi come barbagianni, ma scempre lì vorrebbero sctare attacati, alla tetta della mamma…’
Alla fermata successiva salgono i controllori, ma questa è un’altra storia.

Colori sull’autobus 21

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L’arzilla vecchietta di San Donato arriva sorniona sull’autobus 21 con un cappotto rosso, le galosce a pois nei piedi, una borsa di feltro verde scuro a tracolla, una sciarpa a quadroni che richiama il colore della borsa e due guantini di lana blu. È bella stamattina e porta uno sprazzo di colore nel grigio della città bagnata da troppa pioggia. Certi giorni, per avere una piccola dose di felicità, va bene così.

Discorso grigio

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Che tristezza stamattina sull’autobus 21! Facce spente. sguardi bassi, silenzi pesanti e un sottile brusio che viene dalle cuffiette di qualche studente. L’arzilla vecchietta di San Donato guarda tutti dal basso della sua sediolina riservata e cerca invano uno sguardo, un sorriso, un appiglio per parlare. Come per consolarsi dice tra sè e sè….’scento dire che bisogna fare in fretta un nuovo governo e la riforma elettorale e quella del fissco e della pubblica amminisctrasione. Ma alla riforma della felicità in questo paese, nessuno ci penscia? Quescto scì che è un caso urgente’. In effetti dopo il sole di finta primavera degli ultimi giorni, a Bologna è tornato il grigio. Quello denso e lattiginoso che sembra schiacciarti la testa.

Autobus21 e la gente che corre

autobus21 e la porta automatica che si chiude in faccia a un settantenne col cappellino di panno blu e lo stemma del bologna in testa e il resto del carlino nell’altra mano. L’autista riapre la porta e il signore le dice ‘mosctiaattenta’.
Lei gli risponde ‘si è chiusa da sola’, lui si scalda e dice ‘masocccmell, ma come ha fatto?’ lei continua ‘le dico che si è chiusa da sola’ con un volume un po’ più alto, lui va ancora su con la voce ‘ma io sctavo per andar giù dritto’ e lei urla ‘Comeglielodevodirechescièchiusadasola?’ ‘mihachiusciolaportainfaccia’, ‘La smetta’,’sctavopercadere’. L’arzilla vecchietta di sandonato li guarda e dice ‘…che roba … ci scion delle ore del giorno che l’autobusc mi scembra un manicomio scenza scbarre’. Sono le nove e mezza. La gente corre

autobus 21 e il lunedì mattina dell’arzilla vecchietta di san donato

Nirvana, seduta nel posto riservato agli anziani, agli invalidi e alle donne in stato interessante, piuttosto affranta, racconta alla sua amica Vilma, seduta di fronte a lei, la tombola della domenica pomeriggio alla Sala Sirenella. ‘Uno schifo….due numeri…. al masscimo tre….quando io avevo appena fatto ambo, qualcun’altro aveva già fatto tombola…’ ‘Mo’ non ti lamentare’ risponde l’altra…’te scei fortunata in amore…’ ‘Eh…sci…una volta….ormai neanche quello….è un periodo che baccagliamo scempre…’ Trattiene un colpo di tosse, chiede scusa, si alza e suona per scendere alla fermata successiva. Anche per l’#arzilla vecchietta di #sandonato ci sono delle giornate così, in cui ci si sente sfortunate. Al gioco e in amore.

Le arzille vecchiette rispuntano col sole

Cappellino beige con un grande fiore di panno, cappotto di lana marron, occhialone da sole in tartaruga e un velo di rossetto rosa sulle labbra. L’arzilla vecchietta di #sandonato sale sull’#autobus21 e chiede ‘Autisctaaaaa…quescto autobus va al Ghiscello?’ Un attimo di silenzio, poi l’autista dice si. Lei continua ‘Perchè lì di fronte c’è un marmiscta e io vado per fargli ceramicare la mia foto. Lo dico scempre io, per fortuna c’ho la tescta che lavora bene, penscio a tutto io’. Sarebbe bello vedere la foto che si fa ceramicare, ma nessuno osa chiedere. Sicuramente anche in quella foto avrà quello sguardo birichino e quel sorriso malizioso con cui sembra dire ‘Le cose, bisogna farle con la tescta….’ Quando è scesa ho chiesto all’autista cos’è il Ghisello, ma non me l’ha saputo dire neanche lui. Forse il vecchio nome della zona che va dalla Certosa a via della Barca. Ma la foto ceramicata, quella, abbiamo capito tutti a cosa serve…

Il compleanno

#autobus21 e i compleanni. ‘Buongiorno Nirvana, come va?’ ‘Mo’ bene, sto andando a organissare la festa a sciorpresa per mia sciorella Natalina che oggi compie 68 anni.’ Che bello, cosa fate? ‘Una festa spagnola, perchè mia sciorella studia il flamenco’ ‘Davveeeeroooo?’ Mo zerto…non sctiamo mica a pettinar le bambole, noi….’ Ne avevo il sospetto e comunque Buon Compleanno alla Natalina

La primavera dell’arzilla vecchietta

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Cambio autobus dal 21 al 20. Alla fermata del Meloncello sale un’arzilla vecchietta di Saragozza vestita da tirolese. Bellissima. Capelli bianchi lunghi leggermente tirati su, giacca rossa di lana a nido d’ape, vestito verde di lana cotta con una lunga fila di bottoncini di peltro, grande borsa di pelle scamosciata in parure con gli stivaletti allacciati col tacco basso.Trucco leggero ma il rossetto è dello stesso rosso della giacca. Conosce l’arzilla vecchietta di San Donato, si salutano, poi questa le fa i complimenti per il vestito. ‘Oh…cosa vuole, una sciochessa…è un vestito tirolese che ho preso a Cortina anni fa. La maglia invece l’ho presa in Montagnola lassù all’usato che adesso quelli nuovi non me li posso più permettere. Ma…alla nosctra età bisogna sctare attente e curarsi un po’. La nostra le chiede ‘Posscio chiederle quanti anni ha adesscio?’ e lei ‘ Ottantasei, oh no, scusi… ottantaqua….ah, proprio non mi viene…settantotto.’ ‘Sci figuri…succede anche a me, scià? ma non importa mica il numero esciatto… Basta dire che abbiam viscto molte primavere’. Una è quella di stamattina, lassù sulla collina di San Luca avanti fino a Parco Talon.

Epifania tutte le feste si porta via

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“Scion finite le vacanse” ha detto un’arzilla vecchietta di San Donato stamattina, sull’autobus 21. “Finalmente posciamo tornare alla tristessa di tutti i giorni senza fronzoli”. E se nessuno crede più alla Befana, fa niente. Loro comunque continueranno a volare alto e a ridersela di gusto.