La felicità

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#autobus21 e la disoccupata che si sfoga. ‘Mi hanno licenziato dopo trenta giorni di prova. Adesso sono senza stipendio e non mi danno neanche la disoccupazione. Sono disperata” “Lo sciò bene”,  dice l’arzilla vecchietta di #sandonato, “la felizità non dura mai più di un mese”

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L’arzilla vecchietta sulle strisce pedonali

a passeggio tra donne

Fuori dall’#autobus21. Un vecchietto un po’ distratto al semaforo di via San Donato. C’è il rosso per i pedoni ma lui avanza baldanzoso e si ferma solo quando sta per essere investito dalla fila di macchine partite a razzo. L’arzilla vecchietta di#sandonato ferma affianco a me dice ‘se fossce mio marito gli direi di andare ancora un po’ più avanti’ ‘Ma come, lo spingerebbe sotto le macchine?’ ‘No spingerlo no. Gli darei un consciglio…’ Io rido. Il vecchietto si gira verso di noi, ci guarda e ride pure lui. Arzilla vecchietta versus umarell

 

Thanks for the picture to Des Brophy 

L’arzilla vecchietta alla festa della Social Street di Via Duse

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L’arzilla vecchietta di San Donato è andata alla festa della Social Street di via Duse con le sue amiche dell’autobus 21. Hanno messo su un banchetto di cappellini di lana, un po’ fuori stagione, ma chi è previdente ne apprezza l’utilità. Affianco al loro banchetto c’è una donna che vende vestiti usati, i suoi vestiti. A Bologna, da quando c’è la crisi, usa molto andare alle feste di strada e vendere i vestiti abbandonati nell’armadio. Tra le poche cose belle che ha portato la crisi, le feste di strada e i mercatini. Una ragazza per esempio, ha trovato nel banchetto un vestito vintage bianco a fiorellini blu e bordeaux, di quelli anni ’50 con la manica corta e la gonna arriccita in vita. La ragazza è indecisa, non è abituata a quello stile e poi, dice ai suoi amici, “mi ingrassa”. L’arzilla vecchietta di San Donato dal suo banchetto, appena sente la parola ingrassa interviene perentoria: “Mo lo prenda ben quel vesctito, ‘scolti me. Con quei riziolini e le forme rotondette che ha scembra una bambola. Cosa vorebbe escere, una di quelle sciaracche che non scion buone neanche da mangiar con la polenta?”. Sette euro e la ragazza in pochi minuti ha comprato un bel vestito, aumento la sua autostima e celebrato, in via Eleonora Duse, il funerale delle saracche, le acciughe che sfilano sulle passerelle facendo finta di essere donne. Le social street di utilità ne hanno davvero parecchie.

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Sandy alla fermata dell’autobus 21

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Alla fermata della stazione di Bologna sale sull’autobus 21 un ventenne inglese con uno zaino nero sullo spalle. Si mette davanti all’uscita e controlla le fermate alla ricerca della sua. In via Don Minzoni una signora di mezza età si avvicina alla porta e gli chiede: ‘sendi?’. Lui si gira di scatto e balbetta ‘yes?’ ma la porta si apre, lui si sposta e la signora scende. Alla fermata successiva, in via Marconi, una nonna col nipotino per mano si avvicina alla porta e chiede al ragazzo ‘sendi?’ Il ragazzo risponde ‘Yes..I’m Sandy…’ ma di nuovo la porta si apre e la nonna scende col suo nipotino, ignorandolo. Il ragazzo alza le spalle e torna a guardare la strada, ma con meno convinzione. In Piazza Malpighi arriva l’arzilla vecchietta di San Donato che si posiziona dietro di lui e gli chiede: ‘sendi?’ Il ragazzo a questo punto esplode: ‘what’s going on? Yes, I’m Sandy! How do you now my name?’. ”Scolta cinno, io non parlo mica le lingue, ma non sta mica bene bloccare la porta d’usita, sai?’ La porta si apre, lei avanza verso il primo scalino e continua ‘E adesso che fai? Sendi?’ e scende la scaletta che sembra Wanda Osiris. ‘Mrs, please…’ Una ragazza seduta in fondo si alza e in inglese fluente gli spiega l’equivoco. Poi scendono insieme.

L’arzilla vecchietta e le tecniche di seduzione

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Sull’autobus 21 un anziano signore sale alla fermata Stadio, infila il city pass nella macchinetta ma questa se lo mangia. Va dall’autista ed espone il suo problema. Questo dice che non può farci niente ma ne nasce una discussione molto accesa, anche perchè il city pass è nuovo, appena comprato. Intervengoco anche altri passeggeri, ognuno ha la sua da dire, c’è chi è disposto a testimoniare con i controllori, chi dice vada all’atc, chi corregge e dice che adesso si chiama Tiper ma lui urla e strepita. Rivuole il suo city pass. Intanto l’autista segnala il problema all’assistenza, ma non sa quando arriverà e non garantisce. L’autobus continua la sua corsa, l’uomo racconta a tutti quelli che salgono la sua storia: la macchinetta è bloccata, il city pass nella sua pancia e lui senza biglietto. A un certo punto dice in tono minaccioso verso l’autista: ‘Io non scendo finchè non mi ridanno il city pass. Sto qua fino a stasera’. L’arzilla vecchietta di San Donato annuisce e dice: ‘E io scto qui con lei a farle compagnia. Volendo potremmo anche farci portare una pissa’. In tecniche di seduzione è la migliore.

L’arzilla vecchietta e il microzip

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Un signore con la barba bianca e gli occhiali sale sull’autobus 21 col suo nuovo abbonamento. Lo infila nella fessura in alto sulla macchinetta, ma questa lo respinge gracchiando. Lo gira dalla parte opposta, lo infila di nuovo nella fessura ma la macchina torna a gracchiare e a sputare. Si guarda attorno in cerca di aiuto e un altro signore col loden verde si alza e va verso di lui. Prende l’abbonamento in mano, preme i tastini colorati che sono sulla macchinetta, poi appoggia l’abbonamento sopra l’adesivo, ma non succede niente. L’altro allora riprende il suo abbonamento, si toglie gli occhiali, si piega per leggerlo, lo gira da una parte, poi dall’altra, lo reinfila nella fessura ma la tessera questa volta viene sputata direttamente sul pavimento. L’arzilla vecchietta di San Donato a questo punto interviene: “non z’è mica bisognio di far niente, scià? Lei, quando passcia il controllore, fa coscì ” dice alzando il braccio sopra la spalla e mostrando il palmo della mano , “ed è tutto a poscto. Mi hanno detto che quescta tesscera z’ha un microzip che regisctra tutto. Anche quando si sciale sull’autobus” L’uomo la guarda basito ma lei continua: “L’han fatto per gli sctranieri. Loro lì, in europa, scion abituati coscì”. Eccola l’ europa lontana da noi ed ecco come quell’uomo, poveretto, uno di questi giorni a nome dell’europa si prenderà una multa perché non ha trovato le istruzioni per l’uso. A proposito, qualcuno sa come fare?

Colazione sull’autobus 21 (con un’idea di gadget per T>per)

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Sull’autobus 21 una donna alta, grassa, con un cappello di lana blu col pon pon in cima si siede affianco all’arzilla vecchietta di San Donato. Appoggia la sua grande borsa rossa sulle gambe, la apre, tira fuori un biscotto e lo mangia. Al primo crunch le briciole le cadono addosso come una pioggia di meteoriti, ma lei non ci fa caso. Si gusta il suo biscotto. Finito il primo passa al secondo, e poi al terzo e via e via mentre le briciole invadono il suo cappotto e un pochino, anche il cappotto della sua vicina. Questa, infastidita dal crunch nelle orecchie e leggermente disgustata dice: ‘Scenta un po’, che ne dice sce domani mattina zi portiamo una tovaglietta americana? Poi chiediamo all’autiscta sce ci mette la macchinetta del caffè e per la colassione sciamo a posto’. Alla fermata successiva entra una donna giovane bionda con una brioche in mano pronta per essere azzannata…

Qui ci vuole la traduzione

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Sull’autobus 21 una donna intorno ai quaranta, rotondetta, mora, con lunghi capelli curati, un bel viso sotto un paio di grandi occhiali da sole neri, con una gamba più corta e in evidente stato depressivo, parla della sua operazione all’anca, della sua disoccupazione e della sua solitudine. ‘Trovassi almeno qualcuno…un amico…’ L’arzilla vecchietta di san donato le chiede ‘Mi scusci sce mi intrometto, ma lei esce per andare a balare?’ ‘No’ risponde secca la donna. ‘E allora…coscia vuole? che glielo portino per poscta l’uomo?’ Vada a balare il bughibughi, il twisct, il rockeroll…insciomma, scia un po’ più scbordellona, che di uomini ne trova quanti ne vuole…’ La donna deglutisce e tace. Vorrebbe ma non osa chiedere cosa significhi sbordellona

Questione di ossigeno

#Autobus21 e un fighetto non ancora trentenne e di origini lombarde attaccato al cellulare. Parla ad altissima voce e senza interruzione. Fidanzata, vacanze, comprato appartamento, cucina, non ikea di design, bagno, stanza da letto, giapponese, perché lui é creativo, il brand e il concept, il progetto e il target e poi volo in spagna, londra, new york…L’arzilla vecchietta di #sandonato lo guarda, scuote la testa e dice ‘Quello lì sce continua a parlare coscì senza respirare non arriva neanche a Corticella’.

A scuola di italiano dall’arzilla vecchietta

giappone

In via Marconi salgono sull’autobus 21 tre giapponesi, un uomo e due donne giovani che parlano fitto nella loro lingua. Dopo una lunga conversazione  in cui di tanto in tanto saltano su parole italiane come domani, strada, mangiare lui dice “non-ca-pi-sko kue-sto-mon-do”. L’arzilla vecchietta di San Donato commenta “Non z’è mica niente da capire. L’è un gran casen”. Il giapponese si alza, giunge le mani davanti al viso, fa un inchino e ringrazia dicendo che sta andando a scuola di lingua italiana. “Mo bravo” risponde lei “Impari pure l’italiano ma lasci ben perdere di capire quescto mondo. Non scerve a una cippa”.  Dipartimento autobus educazione