Barboni sulla circolare esterna sinistra

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Stasera sull’autobus 33 c’è puzza di umani allo stato brado. Un vecchio barbone è seduto nelle sedie riservate. Italiano, grasso, la camicia strappata sotto il braccio sinistro, i pantaloni lisi, le ciabatte da piscina da cui spuntano due piedi neri ungulati, una stampella di legno da Capitan Uncino ha la faccia arrogante e anche un po’ malvagia. È sicuramente lui a puzzare così. È difficile anche solo respirare, ma sull’autobus ci sono altri due uomini. Forse questa è una puzza collettiva. L’unica è allontanarsi il più possibile. Mi siedo alcuni sedili più in là, dietro un marocchino profumato di patchouli che parla nell’auricolare e guardo i due uomini davanti, quelli della puzza. Uno dei due ha i capelli bianchi, una camicia a scacchi e i jeans, ha lo sguardo dritto davanti a sè e mi sembra molto triste. Anche lui è un po’ barbone ma a uno stadio iniziale. Mi dà l’idea di uno che ha perso il lavoro, la famiglia, la casa e che forse è su quell’autobus da ore, a girare con la circolare intorno alla città perchè non ha niente da fare. Mi accorgo che si è voltato a guardarmi di sottecchi, quasi di nascosto, e appena incrocio il suo sguardo torna con gli occhi bassi davanti a sè. In quel momento mi è sembrato che si vergognasse e ho pensato che la povertà quando ti cade addosso è così, all’inizio ti fa vergognare poi ti abitui, specie quando ti accorgi che di poveri, in giro, ce ne sono tanti, ma forse sto immaginando troppo sulle vite degli altri. Il terzo uomo non ho fatto in tempo a guardalo perché sono scesa a Porta a Castiglione, dietro il barbone puzzone che una puzza così, davvero, non l’avevo mai sentita.

Quasi come la duchessa di Alba (pace all’anima sua)

  

 

Il mio posto preferito si trova dietro la cabina dell’autista su un gradino alto una trentina di centimetri e rivolto verso la coda dell’autobus. Da quella posizione si domina la piattaforma mobile del mezzo e si possono guardare le facce della gente intorno senza destare sospetti. A volte, si riesce addirittura a fotografare qualcuno. L’altro giorno sono saliti su una donna sugli ottanta anni, con una corona di riccioloni biondi ancora ben disegnati dai bigodini e un pantacalze di ciniglia verde smeraldo da cui si intravedeva il pannolone o forse chissà, il push up per sederi molli e un uomo con la metà dei suoi anni, dai lunghi capelli mori raccolti con un fermaglio a pinza ton sur ton e una fascia nera elasticizzata sulla fronte, che nascondeva malamente il cranio segnato da una abbondante calvizie. Impettito e con un certo stile, ha mantenuto per tutto il viaggio una mano nella tasca della giacca a doppiopetto grigio, mentre lei, tenendosi a una seggiola con la destra, non ha mai tolto il suo braccio sinistro dal braccio di lui. Erano grotteschi in quella loro eleganza da centro commerciale e per un momento ho pensato che sarebbe stata una bella foto da fare dall’alto del mio trono ma ho desistito quando ho sentito lei che diceva a lui:  “Te lo ricordi che giorno é oggi?” “Martedì?” “Si, ma é anche il mio anniversario. Cinquant’ anni fa incontrai il mio primo marito che a pensarci adesso, mi vengono ancora i brividi per l’emozione”. Lui la guarda annuendo, lei si perde nella sua pelle d’oca, io penso che se lui é il suo toy boy  lei é una vera ganza. E metto giù l’ipad. La foto la faccio un’altra volta, che questa immagine me la tengo per me e a voi vi mostro la duchessa di Alba che a parlar di questi due me la son ricordata in giro per Siviglia. 

Calendario dell’Avvento 18# – Bologna città turistica

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Nel quadrilatero c’è aria di Natale. I banchetti sono carichi di mandarini, di moscardini nella granella di ghiaccio, di puntarelle sode e cavoli verdi con le cimette a punta mentre l’asfalto umido brilla sotto le lucine blu stese come lenzuola ad asciugare. Sembra di essere dentro uno spot pubblicitario: Bologna città turistica. Manca solo il sottofondo musicale e due figoni che a un certo punto si alzano per ballare il tango delle capinere tra gli italiani di mezza età che bevono l’aperitivo per saltare la cena. Un cieco cammina lungo i muri tastando gli ostacoli col suo bastone ma all’angolo tra via Pescherie Vecchie e Vicolo Ranocchi colpisce le gambe di un tedesco alto, biondiccio, con un cappotto nero elegante e le guance rosse di chi ha mangiato e bevuto molto e bene. L’uomo fa un saltello indietro e un gridolino spaventato- siamo sempre in Italia, non si sa mai- poi si accorge del povero cieco, si mette una mano sul cuore per tranquillizzarsi e l’altra l’ allunga come per dire sorry, ma il cieco non si accorge di niente e avanza sicuro di sé, colpendo col bastone altre gambe, altro asfalto, altri piedi. Il tedesco rimane lì come un tontolone con un piccolo livido nelle gambe e la bocca aperta. In quel momento ho avuto l’impressione che quel cieco ci vedesse benissimo e che fosse solo un attore dello spot che ci metteva un pizzico di italianità in più. E le arzille vecchiette di San Donato? In questa storia non si vedono perché loro fanno la spesa alla Coop, là dove arriva l’autobus 21

A Natale regala Le arzille vecchiette dell’autobus 21 

Le arzille vecchiette dell’autobus 21: il mio gesto d’amore per Bologna

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Le arzille vecchiette dell’autobus 21 domani debuttano al San Lòcca Day che in italiano sarebbe San Luca Day, in salentino non lo dico. I salentini lo sanno. L’editore ha deciso di presentarle a Bologna in un giorno di totale bolognesità: San Luca, i colli, gli stand gastronomici, il Teatro Duse. Per una salentina sposata con un uomo di Sarajevo non è niente male ma Bologna è così. Quando sei giovane universitario lei ti accoglie, ti tiene lì a giocare sotto i suoi portici e ti diverte, ti fa pasturare più o meno come vuoi tu, poi quando cresci non hai alternative: o vai e la dimentichi o la accogli tu e rimani. Ecco, a me è successo questo. Bologna mi è entrata dentro, il quartiere San Donato, in cui vivo da sempre a parte una breve parentesi, mi è entrato dentro, il fantasma di Alfredo Testoni, a leggere la prefazione di Giancarla Codrignani, mi è entrato dentro pur senza averne mai letto una pagina. Le arzille vecchiette dell’autobus 21 sono il mio gesto d’amore verso Bologna, ma se dicessi una cosa così a una di loro mi risponderebbe: “Mo va là, non ti metterai mica a gnolare adescio…” A domani.

Cira Santoro

Le arzille vecchiette baluardo di cittadinanza

Autobus di Bologna

Sull’autobus 21 sono saliti i controllori ma stamattina non controllano nulla. “Facciamo informazione” dicono fieri  alle arzille vecchiette che tirano fuori l’abbonamento. I controllori non guardano le tessere. Stamattina vogliono, anzi, devono parlare. Chiedono se va tutto bene, se l’autobus è pulito, se è arrivato in orario e intanto si formano capanelli di uomini che discutono di evasione del biglietto, di scontrini differenziati,  di autobus sporchi, di microchip e  tornelli. I maschi stranieri si uniscono ai capanelli, ascoltano e annuiscono. Nessuno accenna a quello che è sui giornali da alcuni giorni: una donna è stata ammanettata dopo essere entrata dalla porta d’uscita mentre un uomo è stato bloccato nell’autobus evacuato per non aver avuto i biglietti.  “Eh ban ban, informassione, informassione” dice un’arzilla vecchietta  “Piuttoscto dovrebbero darci delle spiegassioni.” Si alza dal suo seggiolino, si infila nel gruppo e chiede ai controllori-informatori: “Mo io invece volevo sciapere cos’è successo l’altro giorno con quella donna lì finita in manette”. Il controllore prova a spiegare che ci sono delle regole, c’è chi aggiunge che era nera, qualcuno dice puvretta, un’altro che ha dato un pugno al controllore. Nel frattempo leggo su facebook che a Roma, a una passeggera che chiedeva informazioni sul blocco della metropolitana un addetto le ha risposto “datte foco” e penso che Bologna, nonostante tutto, rimanga un presidio di civiltà. Nessun addetto ai trasporti risponderebbe mai così a un passeggero, almeno così mi pare, ma  se lo facesse troverebbe  sicuramente un gruppo di arzille vecchiette che una risposta così non lo gliela farebbero passare e se ne parlerebbe per giorni.  Il  caso della donna ammanettata è stato raccontato ai giornali da un testimone, un cittadino che viaggiava in autobus, e adesso questa brutta storia è nelle mani di chi deve verificare come sono andati i fatti. Com’è giusto che sia. Bologna isola felice?

Qui sotto i due episodi riportati dal Corriere di Bologna la scorsa settimana
Donna in manette fuori dal bus, ora si muove la procura
Senza biglietti né documenti i controllori lo chiudono in bus