L’arzilla vecchietta, un inno alla vita e un piccolo pensiero sulla morte

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A Bologna è tornata l’estate e tra un po’ l’afa appannerà lo sguardo e riporterà sullo sfondo i piccoli giardini che costeggiano le strade tra San Donato e la Bolognina, sulla rotta dell’autobus 21. In primavera sembrano spicchi di paradiso terrestre capitati per sbaglio nei quartieri popolari. Le rose coprono le porte di alluminio grigio, gli alberi di giuda con i fiori color lillà, quasi viola, interrompono il grigio dell’asfalto, un alberello di nespole mature, due bastoni di San Giuseppe, le siepi di bosso fiorite, i primi gelsomini, le magnolie, i girasoli dell’aiuola spartitraffico di via Duse, i soffioni che volano come in un sogno di Akira Kurosawa e il profumo dei tigli che entra fin dentro l’autobus e solletica le narici, trasformano gli anonimi quartieri in ridenti villaggi: “A maggio Bologna è bellissima” dice l’arzilla vecchietta di San Donato alla ragazza seduta di fronte a lei, “sce potessi butterei via le scarpe e entrerei in tutti i giardini e sctarei seduta lì, a guardare gli alberi e i fiori. Poi, a metà giugno, morirei felice” Voleva essere un inno alla vita ed è diventato un pensiero sulla morte, ma morte e vita si sa, vanno a braccetto lungo le stagioni.

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