Barboni sulla circolare esterna sinistra

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Stasera sull’autobus 33 c’è puzza di umani allo stato brado. Un vecchio barbone è seduto nelle sedie riservate. Italiano, grasso, la camicia strappata sotto il braccio sinistro, i pantaloni lisi, le ciabatte da piscina da cui spuntano due piedi neri ungulati, una stampella di legno da Capitan Uncino ha la faccia arrogante e anche un po’ malvagia. È sicuramente lui a puzzare così. È difficile anche solo respirare, ma sull’autobus ci sono altri due uomini. Forse questa è una puzza collettiva. L’unica è allontanarsi il più possibile. Mi siedo alcuni sedili più in là, dietro un marocchino profumato di patchouli che parla nell’auricolare e guardo i due uomini davanti, quelli della puzza. Uno dei due ha i capelli bianchi, una camicia a scacchi e i jeans, ha lo sguardo dritto davanti a sè e mi sembra molto triste. Anche lui è un po’ barbone ma a uno stadio iniziale. Mi dà l’idea di uno che ha perso il lavoro, la famiglia, la casa e che forse è su quell’autobus da ore, a girare con la circolare intorno alla città perchè non ha niente da fare. Mi accorgo che si è voltato a guardarmi di sottecchi, quasi di nascosto, e appena incrocio il suo sguardo torna con gli occhi bassi davanti a sè. In quel momento mi è sembrato che si vergognasse e ho pensato che la povertà quando ti cade addosso è così, all’inizio ti fa vergognare poi ti abitui, specie quando ti accorgi che di poveri, in giro, ce ne sono tanti, ma forse sto immaginando troppo sulle vite degli altri. Il terzo uomo non ho fatto in tempo a guardalo perché sono scesa a Porta a Castiglione, dietro il barbone puzzone che una puzza così, davvero, non l’avevo mai sentita.