L’arzilla vecchietta, un inno alla vita e un piccolo pensiero sulla morte

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A Bologna è tornata l’estate e tra un po’ l’afa appannerà lo sguardo e riporterà sullo sfondo i piccoli giardini che costeggiano le strade tra San Donato e la Bolognina, sulla rotta dell’autobus 21. In primavera sembrano spicchi di paradiso terrestre capitati per sbaglio nei quartieri popolari. Le rose coprono le porte di alluminio grigio, gli alberi di giuda con i fiori color lillà, quasi viola, interrompono il grigio dell’asfalto, un alberello di nespole mature, due bastoni di San Giuseppe, le siepi di bosso fiorite, i primi gelsomini, le magnolie, i girasoli dell’aiuola spartitraffico di via Duse, i soffioni che volano come in un sogno di Akira Kurosawa e il profumo dei tigli che entra fin dentro l’autobus e solletica le narici, trasformano gli anonimi quartieri in ridenti villaggi: “A maggio Bologna è bellissima” dice l’arzilla vecchietta di San Donato alla ragazza seduta di fronte a lei, “sce potessi butterei via le scarpe e entrerei in tutti i giardini e sctarei seduta lì, a guardare gli alberi e i fiori. Poi, a metà giugno, morirei felice” Voleva essere un inno alla vita ed è diventato un pensiero sulla morte, ma morte e vita si sa, vanno a braccetto lungo le stagioni.

La primavera dell’arzilla vecchietta

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Cambio autobus dal 21 al 20. Alla fermata del Meloncello sale un’arzilla vecchietta di Saragozza vestita da tirolese. Bellissima. Capelli bianchi lunghi leggermente tirati su, giacca rossa di lana a nido d’ape, vestito verde di lana cotta con una lunga fila di bottoncini di peltro, grande borsa di pelle scamosciata in parure con gli stivaletti allacciati col tacco basso.Trucco leggero ma il rossetto è dello stesso rosso della giacca. Conosce l’arzilla vecchietta di San Donato, si salutano, poi questa le fa i complimenti per il vestito. ‘Oh…cosa vuole, una sciochessa…è un vestito tirolese che ho preso a Cortina anni fa. La maglia invece l’ho presa in Montagnola lassù all’usato che adesso quelli nuovi non me li posso più permettere. Ma…alla nosctra età bisogna sctare attente e curarsi un po’. La nostra le chiede ‘Posscio chiederle quanti anni ha adesscio?’ e lei ‘ Ottantasei, oh no, scusi… ottantaqua….ah, proprio non mi viene…settantotto.’ ‘Sci figuri…succede anche a me, scià? ma non importa mica il numero esciatto… Basta dire che abbiam viscto molte primavere’. Una è quella di stamattina, lassù sulla collina di San Luca avanti fino a Parco Talon.