L’arzilla vecchietta e le nuove regole sui biglietti

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L’arzilla vecchietta calabro emiliana stamattina é molto preoccupata della nuova legge dell’azienda dei trasporti di Bologna. Ogni volta che si sale sull’autobus, anche se hai l’abbonamento, devi vidimare il biglietto. La donna cerca di attaccare discorso con tutti per sviscerare l’argomento ma siccome il provvedimento è partito ieri, c’è molta confusione in giro. Prima si siede di fronte a una somala con l’henné rosso sui capelli crespi e le mani tatuate. Dice “Quescta nuova lecche cke hanno fattho…”. La somala la guarda, dà l’assenso con la testa e non risponde. Poi si alza, si ferma vicino a una donna bionda, alta il doppio di lei e dice “adhesso bisogna thimbrare shemppre. Stamatthina a una shignora hanno fatto la multa di shei euro”. La bionda non risponde e guarda avanti, impassibile. Lei non demorde e si guarda in giro per cercare un altro interlocutore ma, nel dubbio se scegliere tra un cinese con la pancia, una bambola bolognese col labbro tumido e un ragazzo con la coda di cavallo lunga fino alla lordosi, va dall’autista. “È vvhero che adhesso tutthe le volte che si sale sull’authobus dobbiamo thimbrare?” “si” risponde l’autista. “anche sul 21?”.
L’avevo immaginato che qualcuno è convinto che questo sia un autobus speciale, ma forse sarà meglio che io smetta di raccontarlo. La cosa comincia a sfuggirmi di mano.

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Le arzille vecchiette e gli autobus di San Donato al centro della notizia

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All’altezza di via Andreini l’autobus numero 20 ha inchiodato dietro a una macchina che ha inchiodato al semaforo rosso. L’autobus numero 88 che seguiva l’autobus numero 20, invece non ha fatto in tempo a inchiodare e lo ha tamponato. Il lunotto posteriore del 20 è andato in mille pezzi, mentre i passeggeri dell’88 hanno battuto tutti la testa contro il sedile davanti. L’ho sentito raccontare da un gruppetto di arzille vecchiette di San Donato sull’autobus 21. Una l’ha saputo da una sua amica che era lì davanti alla Coop e ha visto tutto. Dice che è stato ‘un gran casèn. Non sci capiva un tubo’. Un’altra dice ‘i feriti ‘mo vacca quanti feriti, scembrava una guerra, con tutte quelle ambulanse e quelle scirene….’ Il cugino di una che abita in via Andreini ha detto che quando ha sentito il botto pensava fosse scoppiata una bomba, una che abita al Pilastro ha sentito dire dalla sua parrucchiera, che era sull’autobus 88, che un bambino stava per perdere la mamma ma poi l’ha ritrovata mentre la nonna di una studentessa del Copernico ha raccontato che un’ amica di sua nipote è caduta sui vetri ma poi é stata tirata su da un uomo. La più anziana del gruppo, che fino a quel momento non ha mai parlato dice: ‘Guarda te le cose che suzedono! Uno prende l’autobusc per sctare tranquillo e invece sci trova in messo a un buridone. Mo io vorrei sciapere chi guidava quella macchina’ E ricominciano le testimonianze indirette: ‘Ho scentito dire che era un vecchio ismito che non sci è accorto di niente e che quando è arrivato il verde è ripartito tranquillo’. ‘Mo che, in quella della macchina z’era una donna. Sctraniera’ ‘Ma va là, la guidava un drogato che poi l’han arresctato sciubito’. La vecchia che intanto ha prenotato la sua fermata, si alza e andando verso l’uscita dice: ‘È proprio come nei teleziornali. Fanno a chi le scpara più grosce mo non scià mica niente nesciuno. Io non l’ho mica capito cos’è succesco’. Il quartiere San Donato tra cronaca e leggenda metropolitana.

L’autobus multietnico

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Sull’autobus 21 stamattina ci sono: una mamma marocchina con una djellaba beige a quadri e due bambini di tre e quattro anni, una mamma pakistana con un kameez blu ricamato di verde, una donna africana alta uno e novanta con un bellissimo turbante rosso in testa. L’arzilla vecchietta di San Donato le guarda e dice: ‘Guarda mo’ che bei colori, e che modelli. Zerte matine a noi Lizia Colò ci fa un baffo’. Alle sue spalle si sente la tromba di un paso doble. È il cellulare di un uomo grasso, sulla sessantina, che lo lascia suonare.

L’arzilla vecchietta e il microzip

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Un signore con la barba bianca e gli occhiali sale sull’autobus 21 col suo nuovo abbonamento. Lo infila nella fessura in alto sulla macchinetta, ma questa lo respinge gracchiando. Lo gira dalla parte opposta, lo infila di nuovo nella fessura ma la macchina torna a gracchiare e a sputare. Si guarda attorno in cerca di aiuto e un altro signore col loden verde si alza e va verso di lui. Prende l’abbonamento in mano, preme i tastini colorati che sono sulla macchinetta, poi appoggia l’abbonamento sopra l’adesivo, ma non succede niente. L’altro allora riprende il suo abbonamento, si toglie gli occhiali, si piega per leggerlo, lo gira da una parte, poi dall’altra, lo reinfila nella fessura ma la tessera questa volta viene sputata direttamente sul pavimento. L’arzilla vecchietta di San Donato a questo punto interviene: “non z’è mica bisognio di far niente, scià? Lei, quando passcia il controllore, fa coscì ” dice alzando il braccio sopra la spalla e mostrando il palmo della mano , “ed è tutto a poscto. Mi hanno detto che quescta tesscera z’ha un microzip che regisctra tutto. Anche quando si sciale sull’autobus” L’uomo la guarda basito ma lei continua: “L’han fatto per gli sctranieri. Loro lì, in europa, scion abituati coscì”. Eccola l’ europa lontana da noi ed ecco come quell’uomo, poveretto, uno di questi giorni a nome dell’europa si prenderà una multa perché non ha trovato le istruzioni per l’uso. A proposito, qualcuno sa come fare?

Le arzille vecchiette baluardo di cittadinanza

Autobus di Bologna

Sull’autobus 21 sono saliti i controllori ma stamattina non controllano nulla. “Facciamo informazione” dicono fieri  alle arzille vecchiette che tirano fuori l’abbonamento. I controllori non guardano le tessere. Stamattina vogliono, anzi, devono parlare. Chiedono se va tutto bene, se l’autobus è pulito, se è arrivato in orario e intanto si formano capanelli di uomini che discutono di evasione del biglietto, di scontrini differenziati,  di autobus sporchi, di microchip e  tornelli. I maschi stranieri si uniscono ai capanelli, ascoltano e annuiscono. Nessuno accenna a quello che è sui giornali da alcuni giorni: una donna è stata ammanettata dopo essere entrata dalla porta d’uscita mentre un uomo è stato bloccato nell’autobus evacuato per non aver avuto i biglietti.  “Eh ban ban, informassione, informassione” dice un’arzilla vecchietta  “Piuttoscto dovrebbero darci delle spiegassioni.” Si alza dal suo seggiolino, si infila nel gruppo e chiede ai controllori-informatori: “Mo io invece volevo sciapere cos’è successo l’altro giorno con quella donna lì finita in manette”. Il controllore prova a spiegare che ci sono delle regole, c’è chi aggiunge che era nera, qualcuno dice puvretta, un’altro che ha dato un pugno al controllore. Nel frattempo leggo su facebook che a Roma, a una passeggera che chiedeva informazioni sul blocco della metropolitana un addetto le ha risposto “datte foco” e penso che Bologna, nonostante tutto, rimanga un presidio di civiltà. Nessun addetto ai trasporti risponderebbe mai così a un passeggero, almeno così mi pare, ma  se lo facesse troverebbe  sicuramente un gruppo di arzille vecchiette che una risposta così non lo gliela farebbero passare e se ne parlerebbe per giorni.  Il  caso della donna ammanettata è stato raccontato ai giornali da un testimone, un cittadino che viaggiava in autobus, e adesso questa brutta storia è nelle mani di chi deve verificare come sono andati i fatti. Com’è giusto che sia. Bologna isola felice?

Qui sotto i due episodi riportati dal Corriere di Bologna la scorsa settimana
Donna in manette fuori dal bus, ora si muove la procura
Senza biglietti né documenti i controllori lo chiudono in bus 

 

L’eleganza dell’autobus 21

Stamattina sull’autobus21 c’era un’alta concentrazione di arzille vecchiette di san donato. Le due sedute di fronte nei posti riservati ai disabili, agli infortunati, agli anziani, alle donne in gravidanza e agli adulti con bambini piccoli chiaccherano fitto. Una con una nuvola di capelli bianchi con sfumature azzurrine e un paio di grandi occhiali rosa, l’altra con la banana bionda e il collo di pelliccia in lapin nero. Poi c’è quella con il cappellino da pioggia marron con la fascetta rossa, cappottino leopardato e sorriso sulla bocca dipinta di rosa. Chissà a cosa pensa. E quella col vecchio giaccone di panno blu e le scarpe nere, basse, allacciate sotto la gonna grigio topo. E quella col cappellino di lana a trecce con la visierina, rosa antico e con un fiore color prugna sulla destra. Ma quella che mi piace di più ha i capelli rossi, una giacca rosa col cappuccio verde, i pantaloni blu e le scarpe nere con gli strass. L’eleganza delle arzille vecchiette di san donato