Arzille turiste americane sull’autobus 21

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Stamattina in via mondo, sono salite sull’autobus 21 un gruppo di arzille americane con i loro meno arzilli mariti in tenuta da turista. Si sistemano a mucchio al centro del bus e parlano ad altissima voce. Si sa, gli americani fanno tutto alla grande e anche quando parlano sull’autobus non risparmiano il fiato. Di tanto in tanto si capisce tell me, ok, ciorcelini, boy e poi… le grasse risate…Sedute un po’ più in là due arzille vecchiette di San Donato parlano fitto. Neanche loro risparmiano il fiato ma bisogna dirlo, sono più parche delle americane. Di tanto in tanto si sente, al dis, mo zerto, tagliatelle, quel cinno lì…Se uno sapesse l’americano e il bolognese, direbbe che é in corso una traduzione quasi simultanea di un normale discorso da autobus 21 in un normale giovedì mattina tra normalissime arzille vecchiette. Ma è normale incontrare turisti americani in San Donato a quest’ora del mattino?

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Un pezzo di buio sull’autobus 21

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Alla fermata di Piazza dell’Unità è salita sull’autobus 21 una donna col niqab. Una stretta fessura all’altezza degli occhi lascia intravedere due pupille nere che guardano fisso davanti a sè. Il resto del corpo è coperto di tessuto, ovviamente nero. Il capo, le mani, i piedi. I passeggeri istintivamente si allontanano, intorno le si crea il vuoto, ma lei guarda avanti e sembra non farci caso. L’arzilla vecchietta di San Donato la guarda e dice “è come sce fosce entrato un pesso di buio”. Intanto su Bologna si sente un tuono potente che apre il cielo a un nubifragio.

L’autobus 21 come una radio a transistor

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È una di quelle mattine in cui l’autobus 21 è una casbah. Tante voci, tanti accenti, tante lingue si sovrappongono e si schiacciano a vicenda come quando si gira la manopola di una vecchia radio a transistor per cercare la stazione. Chssshhh, chssshhh. “Non si può fare amore con i ttaliano per sua azienda. Lei sbagliato. Adesso fregata” “आज मैं अपने पति वहाँ नहीं है जो एक त्वरित बासमती चावल, तैयार है और मैं मैं क्या चाहते खा सकते हैं” “Che ridere quando mi ha detto che non ne aveva più voglia” “Ni nafasi ya ajabu” “Casablanca?” “È una persona sola” “Pronto? Non ti sento. Si.Si. ” “لدي صداع هذا الصباح”.
In mezzo a questi suoni non si sente la voce dell’arzilla vecchietta di San Donato. Dal labiale pare che dica “Adesscio che cominciano le belle giornate…” ma l’entrata di un ciccione con la cresta gialla da pulcino, il tatuaggio di un giglio sul collo taurino e le scarpe da tennis alte sei centimetri con un laccio giallo e uno bianco spegne la radio e accende la tv. Chssshhhh, Chssshhhh

La matrioska

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In testa ha un fazzoletto bianco annodato sotto il mento che le lascia scoperta la faccia tonda e rubiconda, un vestito lungo colorato e uno zaino da cui pensi che tirerà fuori uova o formaggio. Una matrioska è salita sull’autobus numero 20 alla fermata di Villa Spada, si è seduta con lo zaino sulle gambe e guarda i portici di via Saragozza, fuori dal finestrino, serenamente. Salgono i controllori, non capisce una parola, non ha biglietto nè documenti e ogni tentativo di comunicazione cade nel nulla. Fa niè e scuote la testa, dice nè nè e alza le spalle. Il giovane controllore, spazientito, le fa segno di alzarsi poi invita i passeggeri in regola a sedersi al posto della matrioska. Lei si alza, pronta a spostarsi, ma nessuno si fa avanti. Allora si risiede, sorride, prende gentilmente il fogliettino giallo con la multa e continua il viaggio, sorridente e paciosa come prima. Sembra uscita da un libro di fiabe russe e ti aspetti che da un momento all’altro arrivi il marito e poi la mucca e i porcellini e le oche e le galline e il cane e il gatto per aiutarla a raccogliere la rapa gigante, più tenace di lei, che non vuole uscire dalla terra. L’arzilla vecchietta di San Donato non c’è, ma penso che direbbe che persone così, a volte, ti fan pensare.

Sandy alla fermata dell’autobus 21

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Alla fermata della stazione di Bologna sale sull’autobus 21 un ventenne inglese con uno zaino nero sullo spalle. Si mette davanti all’uscita e controlla le fermate alla ricerca della sua. In via Don Minzoni una signora di mezza età si avvicina alla porta e gli chiede: ‘sendi?’. Lui si gira di scatto e balbetta ‘yes?’ ma la porta si apre, lui si sposta e la signora scende. Alla fermata successiva, in via Marconi, una nonna col nipotino per mano si avvicina alla porta e chiede al ragazzo ‘sendi?’ Il ragazzo risponde ‘Yes..I’m Sandy…’ ma di nuovo la porta si apre e la nonna scende col suo nipotino, ignorandolo. Il ragazzo alza le spalle e torna a guardare la strada, ma con meno convinzione. In Piazza Malpighi arriva l’arzilla vecchietta di San Donato che si posiziona dietro di lui e gli chiede: ‘sendi?’ Il ragazzo a questo punto esplode: ‘what’s going on? Yes, I’m Sandy! How do you now my name?’. ”Scolta cinno, io non parlo mica le lingue, ma non sta mica bene bloccare la porta d’usita, sai?’ La porta si apre, lei avanza verso il primo scalino e continua ‘E adesso che fai? Sendi?’ e scende la scaletta che sembra Wanda Osiris. ‘Mrs, please…’ Una ragazza seduta in fondo si alza e in inglese fluente gli spiega l’equivoco. Poi scendono insieme.

L’autobus multietnico

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Sull’autobus 21 stamattina ci sono: una mamma marocchina con una djellaba beige a quadri e due bambini di tre e quattro anni, una mamma pakistana con un kameez blu ricamato di verde, una donna africana alta uno e novanta con un bellissimo turbante rosso in testa. L’arzilla vecchietta di San Donato le guarda e dice: ‘Guarda mo’ che bei colori, e che modelli. Zerte matine a noi Lizia Colò ci fa un baffo’. Alle sue spalle si sente la tromba di un paso doble. È il cellulare di un uomo grasso, sulla sessantina, che lo lascia suonare.

L’allattamento sull’autobus 21

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Una donna con due bambini. La più grande, due anni e mezzo, seduta nel passeggino sembra sia lì per i fatti suoi, il più piccolo un anno, in braccio. Indiana, forse pakistana o rom, non ha vestiti etnici ma capelli lunghi e scuri raccolti con una pinza di plastica nera, pelle di bronzo e un aspetto florido e solare, anche un po’ sfrontato. Vicino a lei, in piedi, un gruppetto di studenti che parla animatamente di calcio. Il piccolo piange, fa i capricci, lei prova a consolarlo ma lui niente. Urla di più, ostinato, persistente e senza lacrime. Fastidioso. La donna tira fuori una tetta e gli dà da mangiare. Il bimbo si calma ma si calmano anche gli studenti, deglutiscono le ultime parole e in un silenzio da navetta C, fissano tutti lo sguardo su quella tetta. L’arzilla vecchietta di San Donato si alza, va vicino alla donna e coprendola col suo corpo dice: ‘Li lasci ben sctare scignora, non ci faccia caso….Posson diventare alti come giandoni o vecchi come barbagianni, ma scempre lì vorrebbero sctare attacati, alla tetta della mamma…’
Alla fermata successiva salgono i controllori, ma questa è un’altra storia.

L’arzilla vecchietta e la danza butoh

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L’arzilla vecchietta di San Donato ieri sera è andata a teatro e lo racconta alla sua amica sull’autobus 21. ‘Scion sctata in quel teatro che z’è al Pilastro, alla cupola, in fondo dopo la Fattoria, hai prescente? Mia nipote m’ha detto che z’era un balerino zapponese della mia età, e alora ho detto veh…biscogna che zi vada….sciai quanto mi piaze il ballo…Tè, lo dovevi vedere. D’un bravo…Ogni tanto faceva dei scialtelli che neanche il Toni alla sciala scirenella, ma quello che mi è piaziuto di più è quando sci è vesctito da donna. Scembrava vera, mica un travesctito, era imprescionante che te zi credevi proprio a quella grassia lì e a un certo punto scembrava avessce vent’anni….anche quando è ussito con le orecchie da coniglio…che ridere… veh….Zi ho pensato e scecondo me lui lì non z’ha mica problemi con la sciua persciona…È libero nella tescta…Perchè, sce scei libero nella tescta come quel balerino, puoi esscere e fare quello che ti pare a qualunque età’. Parola chiave del giorno, libero nella testa. Il balerino di ieri, invece era Yoshito Ohno, maestro di danza butoh (settantotto anni).

Una buona azione

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Alla fermata dell’autobus21 in via Marconi arriva una donna trafelata con una bimba nel marsupio sulla pancia, uno zaino rigonfio di cose sulle spalle, una vecchia borsa sportiva strapiena da cui spunta un maglione di lana blu infeltrito e un pesante sacchetto di plastica gigante. Appoggia le borse per terra e chiede se da lì passa l’autobus che va in stazione. Non risponde nessuno, solo l’arzilla vecchietta di San Donato: ‘ah no eh…per andare in sctassione deve andare in quella fermata laggiù.’ La donna, evidentemente sconfortata, si accascia su una delle borse e le viene quasi da piangere. L’arzilla vecchietta prova a trovare una soluzione: ‘sce prende il 21 qui, poi arriva in Piassa Malpighi, attraversa la sctrada e torna indietro’, ma la donna fa no con la testa, e dice ‘no indietro no’. L’arzilla vecchietta allora dice: ‘venga qua, l’aiuto io’. Prende la borsa sportiva con una mano, il sacchettone di plastica con l’altra, tira su il bastone e trotta veloce col suo passo sghembo verso la fermata del 21 direzione stazione. La donna, basita, la segue velocizzando il passo mentre la bimba nel marsupio la indica col dito e dice ‘Naana’

L’arzilla vecchietta e Babbo Natale

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Sull’#autobus21 è salito Babbo Natale. Ha il singhiozzo, un leggero odore di birra e tanto sonno. Crolla sul sedile riservato alle donne incinta, ai portatori di handicap e agli anziani. L’arzilla vecchietta di #sandonato lo guarda e dice: ‘autisctaaaa….scpenga il motore e monti le renne che riportiamo a cascia scto cocacola…da sciolo non ce la può mica fare, veh…’ L’autista con i riccioli biondi, un sorriso angelico e le manine paffute si gira, guarda la vecchietta e spegne il motore. Prima che spicchino il volo prenoto la fermata e scendo di corsa urlando Buon Nataleeee….