L’arzilla vecchietta, un inno alla vita e un piccolo pensiero sulla morte

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A Bologna è tornata l’estate e tra un po’ l’afa appannerà lo sguardo e riporterà sullo sfondo i piccoli giardini che costeggiano le strade tra San Donato e la Bolognina, sulla rotta dell’autobus 21. In primavera sembrano spicchi di paradiso terrestre capitati per sbaglio nei quartieri popolari. Le rose coprono le porte di alluminio grigio, gli alberi di giuda con i fiori color lillà, quasi viola, interrompono il grigio dell’asfalto, un alberello di nespole mature, due bastoni di San Giuseppe, le siepi di bosso fiorite, i primi gelsomini, le magnolie, i girasoli dell’aiuola spartitraffico di via Duse, i soffioni che volano come in un sogno di Akira Kurosawa e il profumo dei tigli che entra fin dentro l’autobus e solletica le narici, trasformano gli anonimi quartieri in ridenti villaggi: “A maggio Bologna è bellissima” dice l’arzilla vecchietta di San Donato alla ragazza seduta di fronte a lei, “sce potessi butterei via le scarpe e entrerei in tutti i giardini e sctarei seduta lì, a guardare gli alberi e i fiori. Poi, a metà giugno, morirei felice” Voleva essere un inno alla vita ed è diventato un pensiero sulla morte, ma morte e vita si sa, vanno a braccetto lungo le stagioni.

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L’arzilla vecchietta e la pensione di Napolitano

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Ha i capelli sottili e grigi raccolti in una crocchia bassa da cui sono scappati fili di capelli ribelli, una faccia piccola che starebbe tutta nelle mani di un bambino, un giubbotto verde di tela e una gran voglia di parlare. Inizia dai nomi delle strade che non se li ricorda più. Nata a Bologna ottantatrè anni fa, adesso si è rincretinita, dice, da che è morto suo marito non è più buona di far niente. Fino a che lui era vivo andava in bicicletta al mercato delle erbe, da Santa Rita fino al centro, con una cassetta davanti e una dietro ma poi, dopo il funerale basta. Non esce quasi più. Adesso viaggia solo in autobus, col 14, da Santa Rita fino “a quella piazza lì dove c’è la chiesa di San Francesco, quella dove ci son delle tombe antiche. Lei lo sa di che anno sono quelle tombe?” chiede a una donna in piedi di fronte a lei.
“Più o meno del milleduecento” risponde la donna
“Ah veh…e chi c’è dentro? Scion dei re, dei papi, chi c’è?”
“Sono le tombe dei glossatori. Dei professori universitari”
“Ehhhh che onore…penscia te…” Si ferma a riflettere poi chiede “Ha scentito che Napolitano é andato in penscione?”
“Si, lo so, si é dimesso” risponde gentilmente la donna
“Puvratt, speriamo che non crolli adescio che sci può godere la penscione”
La donna questa volta non risponde. Sulla pensione di Napolitano se ne dicono tante e per non sbagliare é meglio tacere, ma l’arzilla vecchietta di Santa Rita lei, a questo non ci pensa. A una certa età si torna tutti allo stesso punto di partenza, continua, non importa se sei stato professore universitario, re o presidente della repubblica. Meglio godersi la pensione finché si può che poi, conclude “non sci canpana più e allora arrivederci e grassie”

L’arzilla vecchietta e il kindle

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Sull’autobus 21 una arzilla vecchietta di San Donato con una coppola a spicchi blu, si siede al posto riservato agli anziani. Di fronte c’é una sua coetanea che non vedeva da tempo.
“Oh ciao, veh….chi sci vede” la saluta.
“Sei ancora in circolazione?” le chiede l’altra.
“È un po’ prescto per andare…” risponde la prima.
“Ma cosa hai capito? Volevo dire scei ancora attiva coi tuoi giri?”
“Mo sci eh, non sciam mica tanto vecchie…Veronesi ha detto che non è una quesctione anagrafica, è tutta di testa”
“Eh sce lo dice lui…”
“Ha detto che oggi é normale essere come Napolitano…Quanti anni ha Napolitano?”
“È del ’25. Due anni più piccolo di me”
“Ecco, Veronesi ha detto che adescio é normale arrivare alla nostra età come lui”
“Beh, ci sarà anche qualcuno che ciocca”
“Oh beh sci….ma quello succede anche prima”. Così, troncando brutalmente la conversazione, l’arzilla vecchietta con la coppola a spicchi blu tira fuori un kindle e si mette a leggere. In effetti alcuni ci mettono del tempo ad invecchiare. E a cioccare ci pensino gli altri.